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VINCENT VAN GOGH: BIOGRAFIA DEL FALLIMENTO

La vita nell'emarginazione

Chiara Righi18 Luglio 2022

Drammatica e angosciante fu la vicenda umana di Vincent Van Gogh, pittore olandese morto suicida a 37 anni. Artista incompreso per eccellenza, ha vissuto tra continui fallimenti lavorativi, amorosi e relazionali. A peggiorare la sua situazione, all’età di 33 anni lo coglie una malattia mentale che gli causa crisi sempre più acute. Una vita davvero travagliata che rende Van Gogh un grande esempio di resilienza.      

 

Vincent Van Gogh

Dettaglio di “Autoritratto con cappello di feltro”, 1887-1888, Vincent Van Gogh.

Marzo è momento di semina e tempo matto. Lo sanno bene i contadini di Groot Zundert, che il 30 marzo 1853, in una zona semi disabitata dei Paesi Bassi, hanno visto nascere Vincent Willem Van Gogh.

È il primo figlio di Theodorus Van Gogh, un severo pastore protestante che gli trasmette una visione della vita austera, incentrata sulla spiritualità e l’attenzione per il prossimo. L’artista tenta di esprimere il suo aiuto verso gli ultimi della società imbroccando diverse strade, finendo per condurre lui stesso una vita da emarginato, privandosi di tutte le comodità e soffrendo di malnutrizione. È un forte idealista, tanto da essere considerato estremista ed essere messo in cattiva luce.

 

Della sua infanzia non si sa molto, oltre il fatto che amava disegnare e  non andava bene a scuola. Questi due fattori convinsero suo padre a fargli interrompere gli studi e mandarlo a lavorare a 16 anni come commesso della galleria d’arte Goupil. Da lì, ha inizio la sua lunga migrazione per l’Europa.

 

 

 

1869-1879: delusioni lavorative

Nella sua vita Van Gogh viaggia molto, i suoi spostamenti in giro per l’Europa sono dovuti all’instabilità del suo carattere e alla difficoltà di ambientarsi. Abbandona la casa dei genitori per la prima volta a 16 anni per spostarsi a l’Aja, dove vive presso la zia. Viene assunto come commesso alla galleria Groupil, attività che gli da la possibilità di venire in contatto con l’arte contemporanea e mantenersi aggiornato.

 

Probabilmente a causa del suo carattere difficile, viene trasferito in altre filiali della galleria: nel 1873 a Londra (dove trova il suo primo amore non corrisposto per Usula Loyer, esperienza che lo mortifica) e nel 1875 a Parigi.

Nel corso di questi spostamenti inizia un’intesa corrispondenza epistolare con il fratello Thèo, l’unica persona che gli rimarrà accanto per tutta la vita. Thèo lo finanzia, lo incita a proseguire con la sua ricerca pittorica e sarà l’unica persona nel corso della vita dell’artista ad acquistare una sua opera.

Van Gogh "ragazzo che taglia l'erba, 1881

Vincent Van Gogh, “Ragazzo che taglia l’erba con una falce”, 1881. Buona parte dell’arte di Van Gogh è dedicata agli umili della società: contadini, minatori, prostitute e nulla tenenti.  

 

Nel 1876 Vincent crea dei conflitti nell’ambito lavorativo, che trascura, tanto da essere licenziato. Colto da una forte passione religiosa, intraprende lo studio della Bibbia. Torna a Londra per qualche mese, poi in Olanda, sempre più tormentato dal bisogno di esprimere la propria fede e aiutare gli ultimi della società.

 

In questo periodo la spiritualità assume un’importanza centrale nella sua vita, trascinandolo in un susseguirsi d’insuccessi personali. Inizialmente decide d’iscriversi all’università di teologia, che abbandona dopo un solo anno.

Nel 1878 s’iscrive a una scuola evangelica ma purtroppo il fallimento è nuovamente dietro l’angolo: dopo soli tre mesi il Comitato di Evangelizzazione lo rifiuta ritenendolo non adatto alla predicazione. Questa decisione ferisce molto Vincent, mandandolo in crisi.

Van Gogh Vincent - Amsterdam - Van Gogh Museum - Sketch of Miners in the Snow, Winter, enclosed in a letter from Vincent to Theo (1882) (acquerello penna e inchiostro su cata 7,2 x 10,9 cm)

Van Gogh, “Minatori nella neve”, schizzo ad acquerello, penna e inchiostro su carta del 1882. Foto di Guglielmo Bigatti.

 

L’artista non rinuncia ai suoi intenti: nel Novembre dello stesso anno parte come missionario volontario a Wasmes, un villaggio di minatori. La Commissione di Evangelizzazione, data la sua determinazione, gli riconosce questa come missione provvisoria per metterlo alla prova sul campo.

Van Gogh adempie a tutti i suoi compiti con grande entusiasmo: legge pubblicamente la Bibbia, insegna ai bambini, visita i malati e applica alla lettera gli insegnamenti cristiani, decidendo di spogliarsi si tutti i beni e vivere in una misera baracca. Il desiderio di salvare tutti, ad eccezione di se stesso, lo porta a condividere tutto ciò che possiede con gli abitanti del villaggio, sottoponendosi a un’esperienza di auto-privazione, fino a soffrire di malnutrizione.

Il suo atteggiamento estremo insospettisce la gente che, invece di apprezzare il suo supporto (Vincent condivide anche il duro lavoro con i minatori e assiste continuamente i malati), lo ritengono inadeguato e fanno in modo che venga sospeso dalle sue funzioni.

 

Per Vincent è un duro colpo: aumenta il suo senso d’esclusione. Si ritrova solo, emarginato, colpito da un forte sentimento di rifiuto. Reagisce dedicandosi ad attività sociali, assistendo i minatori in difficoltà, i feriti e i malati; intanto si appassiona di letteratura politicamente impegnata, leggendo soprattutto Zola, Dickens e Hugo.

Incoraggiato dal fratello approfondisce i suoi studi di disegno, ritraendo spesso i minatori. A livello pittorico ammira Delacroix, Rembrant e la generazione degli artisti realisti del ’48. S’ispira a questi autori adottando uno stile cupo, corposo e caratterizzato da temi realistici.

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Van Gogh, “Women carrying sacks of coal in the snow”, 1882.

 

1880-1884: relazioni e amori sfortunati

Dal 1880 inizia un periodo d’intensi spostamenti, ricchi di conoscenze e conversazioni con altri artisti. Si sposta più volte da Bruxell a Etten, lavorando intensamente alle proprie produzioni artistiche.

Nel 1881 Van Gogh si trova a casa dei genitori quando si trasferì nella stessa abitazione anche Kee Stricker, una cugina in cerca di conforto per la recente perdita del marito. Van Gogh arrivò a perdere la ragione per lei, al punto tale che si mise a gridare dai tetti della città che lei era la donna della sua vita[1]. Nuovamente, il suo amore non è corrisposto e, la cugina, non sopportando l’insistenza del pittore, decide di andarsene senza più contattarlo. Questa delusione segna profondamente Vincent, che diventa più duro e anticonformista, tanto da arrivare a rompere i rapporti con i genitori.

 

Se ne va da Etten e si trasferisce a l’Aja, vicino ad alcuni amici pittori che, però, dopo poco lo allontanano a causa del suo carattere scontroso. Vincent annega i suoi dispiaceri nell’alcool e, una sera, mentre esce da un bar, nota una ragazza denutrita e ubriaca che giace all’angolo del marciapiede. È una prostituta incinta, talmente povera da non avere nemmeno un nome: l’artista decide immediatamente di aiutarla e la chiama Sien. Vincent è ossessionato dalle donne sfortunate e offre tutto il suo aiuto alla ragazza, condividendo con lei la casa e prendendosi cura della sua gravidanza e successivamente del bambino. Finisce per innamorarsi di Sien e tenta di salvarla dalla strada. La loro relazione si interrompe quando la ragazza riprende le sue vecchie abitudini ubriacandosi e prostituendosi: Vincent affranto se ne separa, consapevole di aver fatto tutto il possibile per aiutala e non esserci riuscito.

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Vincent van Gogh, “Sien nursing baby”, 1882.

 

 

Profondamente ferito dalla separazione con Sien, Van Gogh accetta le attenzioni di Margot Begemann, l’unica donna che s’innamorò di lui. Era più grande di lui e gli chiese di sposarlo. Nonostante Vincent non ne fosse innamorato accettò per disperazione, il matrimonio però fu ostacolato dalla famiglia di lei che non fu favorevole perché riteneva il pittore troppo strano.

Margot successivamente tentò il suicidio tramite avvelenamento: Vincent la aiutò a riprendersi ma il loro matrimonio non fu mai celebrato e le loro strade si separarono.

 

 

 

1885-1887: I primi capolavori e l’insorgere della malattia

Nel 1885 il padre di Vincent muore, fatto che colpisce duramente l’artista nonostante tra i due ci fossero molti conflitti. È in questo periodo però che dipinge il suo primo vero capolavoroI mangiatori di patate. In questo quadro l’artista deformata la realtà al fine di renderla ancora più efficace. La sua pastosità materica trasmette l’odore delle patate, della terra e la durezza della vita dei contadini. Vincent descrive esattamente il proprio intento nelle lettere al fratello Thèo, spiegando che non vuole che il suo quadro venga giudicato “bello” ma che porti alla luce la vita dei contadini, il loro lavoro manuale e il loro cibo che hanno così onestamente guadagnato[2].

Van Gogh - i mangiatori di patate

Vincent Van Gogh, “I mangiatori di patate”, 1885.

 

Alla fine di Novembre va ad Anversa e lì s’iscrive all’Accademia di Belle Arti. Chiede di partecipare ai corsi superiori ma l’iscrizione gli viene negata ed è retrocesso ai corsi per principianti, da cui si ritira.

Si ritrova nuovamente demoralizzato davanti ad un mondo che continua a non comprenderlo e a rifiutarlo. Il fratello Thèo lo invita allora a Parigi, dove gli presenta gli esponenti più importanti dell’Impressionismo (tutti artisti anti-accademici), con cui Vincent si confronta e crea forti legami d’amicizia: travolto dai loro colori, anche la sua tavolozza s’illumina e si rischiara.

 

Dal 1886 al 1887 condivide l’appartamento con il fratello in Rue Lepic, detta “strada Bohemien”. Lì s’innamora dalle stampe giapponesi e si diletta dipingendo molti paesaggi, ritratti (tra cui quelli dell’amata Agostina Segatori, ultimo grande amore non corrisposto dell’artista) e inizia la sua lunga saga di autoritratti. Questo è il periodo in cui Van Gogh vende il suo primo e unico quadro al fratello Thèo ma la sua grande generosità lo porta a donare subito la somma guadagnata ad una donna in difficoltà appena uscita dal carcere femminile di Saint-Lazarin[3].

Nelle sue opere descrive anche i locali e i caffè parigini, ma se nei quadri degli Impressionisti questi luoghi apparivano come status symbol dell’epoca moderna, in quelli di Van Gogh vengono narrati come inferni di perdizione, angosciosi e allucinatori. Del suo capolavoro ad acquerello Caffè di notte scrive:
«Nel mio quadro Caffè di notte ho cercato di esprimere l’idea che il caffè è un posto dove ci si può rovinare, diventar pazzi, commettere dei crimini. Inoltre ho cercato di esprimere la potenza tenebrosa quasi di un mattatoio, con dei contrasti tra il rosa tenero e il rosso sangue e feccia di vino, tra il verdino Luigi XV e il Veronese, con i verdi gialli e i blu intensi, tutto ciò in un’atmosfera di una fornace infernale di zolfo pallido[4]»

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Vincent Van Gogh, “Il caffè di notte”, 1888. 

 

Questi anni sono anche quelli in cui Vincent inizia a soffrire di una malattia mentale che gli causa delle crisi mano a mano sempre più violente, caratterizzate dalla perdita di lucidità, allucinazioni ma anche da malesseri fisici, come mal di stomaco e febbre. Anche come rimedio antidolorifico, Van Gogh abusa di alcolici e sostanze stupefacenti, come il laudano, sostanza ottenuta dalla macerazione di alcol e oppio. Questi, tuttavia, non faranno che aggravare il suo stato di salute mentale.

Durante le crisi, Van Gogh non è in grado di dipingere, cosa che lo irrita e lo demoralizza. È, infatti, totalmente scorretto ritenere i suoi dipinti frutto della malattia mentale: Van Gogh dipingeva solo quando era lucido e motivava razionalmente tutte le sue scelte stilistiche.

 

 

 

1888: Arles e lorecchio tagliato

Nel febbraio del 1888, Vincent si trasferisce a Arles, nel Sud della Francia. Lì rimane incantato dalla luce e dai colori, che cerca di imprimere in numerose tele. Le fioriture degli alberi, le notti illuminate e i paesaggi di campagna sono i suoi soggetti più ricorrenti che, nei suoi quadri, si accendono con colori complementari e assumono il sapore esotico delle stampe giapponesi.

Come amante dei colori caldi, rimane incantato dai girasoli: fiori poco apprezzati dai suoi colleghi perché ritenuti poco eleganti. Nella loro umiltà, Van Gogh li racconta come se fossero il suo autoritratto, alle volte un po’ storti, un po’ spettinati, ma carichi di calore ed espressività. Dai suoi girasoli in vaso rimase affascinato un grande artista, all’epoca già affermato: Paul Gauguin.

"Girasoli" - Van Gogh

Vincent Van Gogh, “Vaso con 12 girasoli”, 1888.

 

È tanta la pace che trova ad Arles che Van Gogh lo ritiene il posto giusto per concretizzare un sogno: aprire una comune di artisti che vivono e dipingono tutti insieme, inaugurando una nuova scuola. Prende in affitto la cosiddetta “Casa gialla” ed è qui che Van Gogh realizza il capolavoro intitolato La camera da letto. Al fratello Theo racconta che l’opera deve «suggerire la calma del sonno[5]». Il dipinto ha qualcosa di realmente onirico, in particolare la prospettiva, che appare vertiginosa e oscillante.

Francia - Paris. Van Gogh

Vincent Van Gogh, “La camera da letto”, 1888.

 

Vincent vede in Paul Gauguin il maestro e la guida  ideale per la sua scuola e fa di tutto per convincerlo a vivere con lui.  Nutre per il collega una grande ammirazione e lo identifica come «un essere puro, dagli istinti selvaggi[6]». Lo affascinano i suoi racconti di vita e di mare, la sua ricerca di spiritualità primitiva e lo percepisce come la figura romantica di un artista maledetto e vagabondo. Gauguin però non è convinto ed esita molto prima di andare a vivere con lui: si decide solo a causa delle sue ristrettezze economiche e si trasferisce alla Casa Gialla solo quando Thèo si offre di finanziarlo[7].

In tutti i casi, i loro presupposti erano ben diversi: la convivenza che per Van Gogh era un progetto di vita, per Gauguin era solo un appoggio momentaneo nella speranza di poter al più presto riprendere a girare il mondo. Inoltre, Vincent prova un’ammirazione e un’amicizia incondizionate per Paul, che invece lo tratta spesso con freddezza, ferendo i suoi sentimenti.

 

Dopo pochi mesi, la convivenza tra i due artisti finisce in tragedia: le loro aspettative e i loro caratteri sono troppo diversi e le liti diventano sempre più frequenti. Il deterioramento del loro rapporto è uno dei probabili motivi che hanno portato Van Gogh a perdere la testa e a tagliarsi il lobo dell’orecchio sinistro. Non si tratta però dell’unica causa, come si è erroneamente creduto per molti anni. Infatti, il 23 dicembre 1888, Van Gogh sta affrontando una crisi dovuta alla malattia, quando gli giunge la notizia che il fratello Thèo sta per sposarsi. La notizia lo scuote profondamente poiché Vincent dipende economicamente da lui in maniera totale. Fu probabilmente questa notizia, unita ai tormenti della malattia e alle continue minacce di abbandono da parte di Gauguin, a generare in lui una sensazione di solitudine disperata, tanto da condurlo alla follia autolesionista. Un gesto che indubbiamente spaventò Gauguin e sancì la sua decisione definitiva di allontanarsi dall’abitazione di Van Gogh.

Vincent Van Gogh, 'Self-Portrait with Bandaged Ear and Pipe',  Kunsthaus Museum, Zürich

Vincent Van Gogh, “autoritratto con orecchio tagliato”, 1889.

 

 

 

1889-1890: il suicidio

A gennaio del 1889 Vincent viene internato all’ospedale psichiatrico di Arles perché sofferente di allucinazioni, insonnia e perdita della lucidità. Da maggio le sue crisi diventano croniche e, nonostante sia stato dimesso, chiede volontariamente di essere internato in clinica psichiatrica.

In questo periodo Vincent torna ad usare tonalità più cupe e una pennellata vorticosa. È il turno di opere come Notte stellata, paesaggio elaborato dall’autore grazie all’insonnia, che immortala il cielo poco prima del sorgere del sole.

"MENODORA", 4 Ottobre, 2017 - BONANOTTE!

Vincent Van Gogh, “Notte stellata”, 1889.

 

L’anno successivo, le crisi continuano a essere violente e Van Gogh scrive al fratello:

«Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l’estrema solitudine.[8]»

Tra questi dipinti c’è Campo di grano con corvi, immagine in cui una carreggiata tortuosa si fa strada tra un campo di grano e tende verso un cielo tormentato. Il quadro sembra un presagio di ciò che sta per succedere: la sera del 27 Luglio 1890, in mezzo un campo di grano, intuendo l’arrivo di una nuova crisi, Vincent si spara un colpo di pistola allo stomaco.

Morirà due giorni dopo, confidando al fratello le parole: “È inutile, la tristezza durerà sempre”.

 

Il 30 Luglio 1890 si tenne il funerale e l’artista venne seppellito al Auvers-sur-Oise Town Cemetery, in Francia. In quanto suicida, il parroco si rifiutò di benedire la salma: questo fu l’ultimo sgarro che l’umanità fece al grande Van Gogh, l’artista che cercava di salvare tutti, tranne se stesso.

"MENODORA", 29 Gennaio, 2018 - BONASERA !

Vincent Van Gogh, “Campo di grano con corvi”, 1890.

 

 

 

[1] “I tragici amori di Van Gogh: le muse che ispirarono i suoi dipinti”, articolo pubblicato il 23 Dicembre 2019 su https://tartagliaarte.org/2019/12/23/i-tragici-amori-di-van-gogh-le-muse-che-ispirarono-i-suoi-dipinti/

[2] Cfr.

[3] Cfr. “Vincent Van Gogh e Paul Gauguin: la casa gialla”, articolo pubblicato il 12 ottobre 2020,  https://fiorivivi.com/2020/10/12/vincent-van-gogh-e-paul-gauguin-la-casa-gialla/

[4] Cit. Henry M. Sayre, A World of Art, 3ª ed., Prentice Hall, 2000, p. 136.

[5] Cit. Nicolò Nifosi, “La camera da letto di Van Gogh”, articolo pubblicato il 23 Gennaio 2020 su https://www.artesvelata.it/camera-letto-vincent-van-gogh/

[6] Cit. “Vincent Van Gogh e Paul Gauguin: la casa gialla”, articolo pubblicato il 12 ottobre 2020,  https://fiorivivi.com/2020/10/12/vincent-van-gogh-e-paul-gauguin-la-casa-gialla/

[7] Cfr “Vincent Van Gogh e Paul Gauguin: la casa gialla”, articolo pubblicato il 12 ottobre 2020,  https://fiorivivi.com/2020/10/12/vincent-van-gogh-e-paul-gauguin-la-casa-gialla/

[8] Cit. Lettera n. 649 a Théo van Gogh, Auvers-surOise, luglio 1890


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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