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Tristan Tzara

Chiara Righi22 maggio 2018

Tristan Tzara (un gioco di parole dal rumeno “trist in tara“, ovvero “triste in patria”) è lo pseudonimo di Samuel Rosenstock. È stato uno dei fondatori del Dadaismo, poeta, saggista e teorico del movimento.

 

Nato da una famiglia ebraica a Moinesti il 16 aprile 1896, fugge dalla Romania allo scoppio della prima guerra mondiale per evitare il servizio militare. Si dirige verso Zurigo, capitale dell’unico paese neutrale d’Europa (la Svizzera), luogo in cui si radunano tantissimi intellettuali pacifisti, anarchici e spiriti liberi occidentali proprio per fuggire alla leva obbligatoria.

È, infatti, in Svizzera che Tzara incontra gli artisti con cui concretizza il Dadaismo, movimento che getta le sue radici nel pacifismo e nell’opposizione politica. Il primo nucleo dadaista è formato da Tristan Tzara, Hans Arp, Hugo Ball, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck e Hans Richter.

 

Inizialmente Tzara s’iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia di Zurigo nel tentativo di continuare gli studi iniziati in Romania, che presto abbandona per dedicarsi completamente all’arte.

Nel febbraio del 1916 è tra i fondatori del “Cabaret Voltaire” e si dedica alla declamazione teatrale di testi poetici. Nel 1917, insieme a Hugo Ball fonda la Galleria Dada, al n. 19 della Bahnhofstrasse di Zurigo¹. Nel 1918 pubblica la versione completa del Manifesto Dadaista, segnando le coordinate ufficiali del movimento.

 

Il suo strumento principale di comunicazione sarà Dada, la rivista da lui fondata nel 1917. In poco tempo questo giornale clandestino diventa la voce più genuina dello spirito anarchico, ironico e nichilista del movimento. Il suo stile è innovativo sia da un punto di vista letterario sia grafico e lascia un’impronta indelebile in entrambe i settori.

Tristan Tzara, attraverso a Dada riesce a mettersi in contatto con tutti gli spiriti avanguardistici e sperimentali dell’epoca. Come teorico del movimento dadaista, intrattiene intensi rapporti epistolari con artisti, scrittori, filosofi e intellettuali di tutta Europa. Tra i vari c’è Breton, futuro fondatore del movimento Surrealista da cui Tzara si lascerà lentamente coinvolgere nelle sperimentazioni.

Infatti, nell’ultimo periodo della sua ricerca artistica si avvicina sempre più a un linguaggio surreale, simbolico e allegorico, abbandonando lo spirito cinico tipico del Dadaismo.

 

Tristan Tzara non abbandona mai una concreta militanza politica antifascista e antinazista; tra le varie cose, prende anche parte alla guerra in Spagna contro il regime di franchista. Anche negli ultimi anni della sua vita continua a produrre opere letterarie dal chiaro impegno morale, civile e ideologico.

 

Morì a Parigi nel 1963. La sua eredità poetica, grafica e teorica è immensa e continua a influenzare le generazioni più giovani di grafici, poeti e scrittori.

 

 

¹ Cfr. Giampiero Posani, Manifesti del dadaismo e lampisterie, ed. Einaudi, 1975, Torino, p. xv


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