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Manifesto Tristan Tzara (1920)

Chiara Righi22 maggio 2018

Tristan Tzara

1920

 

Guardatemi bene!

Sono un idiota, sono un buffone, sono un mistificatore!

Guardatemi bene!

Sono brutto, ho un viso inespressivo, sono piccolo.

Sono come tutti voi!¹.

Ma chiedetevi, prima di guardarmi, se, per caso, l’iride, attraverso la quale mi scoccate frecce di sentimento liquido, non è piuttosto escremento di mosca, se gli occhi del vostro ventre non son per caso sezioni di tumori il cui sguardo finirà per uscire da una qualsiasi parte del vostro corpo sotto forma di scolo blenorragico.

Voi non guardate che col vostro ombelico – perché nascondergli il grottesco spettacolo che noi gli offriamo? E più in giù, sessi femminili, dentati, che ingoiano tutto – la poesia dell’eternità, l’amore, l’amore puro, si capisce -, le bistecche al sangue e la pittura. Saranno digeriti, saranno digeriti.

Mi hanno accusato poco tempo fa di un furto di pellicce. Forse perché mi credevano ancora tra i poeti. Quei poeti che soddisfano il loro legittimo bisogno di onanismo freddo con le pellicce calde: H a h u , conosco ben altri piaceri, altrettanto platonici.

Telefonate ai vostri famigliari e pisciate nel buco riservato alle sciocchezze musicali gastronomiche e consacrate.

DADÀ propone 2 soluzioni:

 

BASTA CON GLI SGUARDI!

BASTA CON LE PAROLE!²

 

Perché io, camaleonte mutamento infiltrazione dagli atteggiamenti comodi – opinioni multicolori per ogni occasione dimensione e prezzo – faccio il contrario di quel che propongo di fare agli altri³.

 

ho dimenticato qualcosa:

dove? perché? come?

cioè:

ventilatore di esempi freddi servirà al fragile serpente da cavalcata e non ho mai avuto il piacere di vederla my dear rigido l’orecchio uscirà da solo dall’involucro come tutte le forniture marinare e i prodotti della casa Aa & C° per esempio il cheti-gum e i cani hanno gli occhi azzurri, io bevo la camomilla, loro bevono il vento, DADÀ introduce nuovi punti di vista, ci si siede adesso agli angoli dei tavoli, in una posa inclinata ora a destra ora a sinistra, ecco perché io ce l’ho con Dadà, chiedete dovunque l’eliminazione delle D, mangiate dell’Aa. Aa è un tasta e il sesso che si tasta, il crollo repentino – tutto di gomma – senza rumore, non ha bisogno di manifesti né di rubriche degli indirizzi, concede un ribasso del 25% vestitevi da Aa ha gli occhi azzurri

 

¹ Volevo farmi un po’ di pubblicità

² Basta coi manifesti

³ Talvolta

 

 

 

Manifesto letto durante la manifestazione dadaista del 5 febbraio 1920 da Tristan Tzara all’Università popolare del Faubourg Saint-Antoine.

Cfr. Giampiero Posani, Manifesti del dadaismo e lampisterie, ed. Einaudi, 1975, Torino, pp. 19-20


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.

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