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KLIMT IN 5 PUNTI

Fatti chiave per capire l'autore

Chiara Righi2 Gennaio 2022

Klimt produce immagini esotiche, sensuali e un po’ inquietanti. È un artista che piace a tutti ma non sempre è facile da capire. Riassumiamo i 5 fatti chiave per riuscire a godere a pieno delle sue opere.

 

1. Le radici (origini e formazione)

2. L’esordio di un simbolismo scandaloso (la sua filosofia cinica)

3. Eroe della Secessione Viennese

4. Il periodo oro (il più celebre)

5. I temi di Klimt (le donne, il male e la morte).

Klimt

Gustav Klimt, “Pallade Atena”, 1898, Historisches Museum, Vienna

 

1. Le radici

Gustav Klimt è nato in una famiglia modesta, secondo di sette figli. Il padre era un orafo, un mestiere che rimase impresso nella mente del giovane artista. In età adulta, infatti, Klimt farà un uso abbondante proprio del colore oro anche come rievocazione della propria infanzia.

 

La famiglia non ha grandi possibilità economiche e, per ciò, lo iscrive alla scuola d’arte e mestieri del Museo austriaco per l’Arte e l’Industria, insieme ad altri due fratelli[1]. Questo corso di studi si rivela un’enorme risorsa per Gustav. Lì ha la possibilità di sperimentare diverse tecniche che spaziano anche in molti campi dell’artigianato, come la lavorazione del vetro, la modellazione plastica e la progettazione grafica[2].

 

La sua formazione pittorica è classica e il suo stile giovanile oscilla tra quello Rinascimentale e quello Barocco. Presto però inizia ad essere attratto dal simbolismo di Moreau e dall’arte esotica, in particolare quella giapponese. Le sue pennellate diventano evanescenti, mentre le carni morbide e bianche delle figure contrastano in maniera sempre più netta con le tonalità scure dei loro capelli e dello sfondo. Si fa sempre più evidente una velatura misteriosa, che svela una fascinazione per il mondo dell’inconscio.

Gustav Klimt -grecia e egitto

Gustav Klimt, dettagli degli affreschi che rappresentano “l’antica Grecia” e “l’arte egizia”, realizzati nel 1890 al Kunsthistorisches Museum di Vienna. 

 

2. L’esordio di un simbolismo scandaloso

Quando Klimt, uscito da scuola, inizia a ricevere le sue prime commissioni personali, elabora una pittura molto sensuale, che turba parte della critica. Il primo scandalo eclatante riguarda i bozzetti realizzati per decorare il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna.

A Klimt furono commissionati tre dei quattro dipinti previsti: la Filosofia, la Medicina e la Giurisprudenza, mentre l’ultimo quadro, la Teologia, fu assegnato a Franz Matsch. La sensualità erotica dei bozzetti di Klimt suscitò uno scandalo senza precedenti, aprendo un acceso dibattito che uscì dai confini nazionali, richiamando artisti di tutta Europa in difesa delle opere del giovane austriaco, tra cui Klinger [3].

la filosofia

Dettaglio con ricostruzione a colori del quadro “La Medicina”, del 1893.

Le continue critiche da parte di professori e ministri, che causarono in fine l’annullamento del progetto, non erano però solo rivolte alla nudità delle figure, ma anche all’interpretazione simbolica che l’artista volle dare loro. Infatti, queste opere dovevano mostrare una celebrazione della razionalità e della scienza, mostrando come le quattro discipline portassero luce, dissipando le tenebre della paura e dell’ignoranza.

Klimt però non era di questo avviso. Si era avvicinato al pensiero cinico dei filosofi contemporanei come Nietzsche e Schopenhauer e, in nome della libera interpretazione che un artista deve dare alla propria opera, evitò ogni tipo d’idealizzazione o visione positivista, rappresentando le discipline circondate da tutte le sfaccettature della vita umana, tra cui il dolore, la malattia, la morte e la tristezza. Dalle immagini trapela anche l’indifferenza della figura della Medicina verso la sofferenza dei malati e l’ingiustizia della legge che si può rivoltare improvvisamente contro un singolo individuo[4].

Insomma, Filosofia, Medicina e Giurisprudenza si ritrovavano in un mondo inquietante, circondate da Erinni, teschi e misteri del cosmo. In un contesto del genere, le somme discipline, avevano ben poca speranza di raggiungere il mondo armonioso e giusto sognato dai professori accademici!

Gustav-Klimt.-The-University-Paintings_-Philosophy-Medicine-Jurisprudence-1899-1907

Successivamente allannullamento del progetto, anche i quadri bozzetto realizzati da Klimt per lAula Magna dellUniversità di Vienna andarono perduti. Vennero infatti distrutti da un incendio appiccato dalle truppe tedesche in ritirata durante la Seconda Guerra mondiale.

 

3. Eroe della Secessione Viennese

Lo scontro aperto che si generò tra Klimt e i professori dell’Università di Vienna non fece che rafforzare le sue posizioni antiaccademiche.  Così, nel 1897, fonda insieme ad altri giovani artisti vicini all’Art Nouveau una nuova corrente artistica, in aperto contrasto contro l’arte accademica: ha inizio la Secessione di Vienna.

Essendo l’artista più conosciuto del gruppo, è eletto presidente della Secessione Viennese, movimento che si propone di unire diverse forme di arte e artigianato, eliminando lo scarto tra arti maggiori e arti minori, giungendo fino all’opera d’arte totale. Nell’intento di fondere le diverse discipline, il gruppo si occupa di ogni forma d’arte: illustrazione, poesia, decorazione, pittura, arredamento, architettura e design.

Gustav Klimt, Faggeto, olio su tela, 1902, Galerie Neue Meister di Dresda.

 

L’avventura del gruppo durò per pochi anni ma fu estremamente prolifera: fondarono la rivista Ver Sacrum (primavera sacra), organizzarono mostre e realizzarono il Palazzo della Secessione, luogo che gli fece da sede e da sala di esposizione permanente. Sopra a esso scolpirono la frase: “Ad ogni tempo la sua arte e all’arte la sua libertà”. Questo fu il motto degli artisti Secessionisti, che volevano ribadire come l’arte avesse il diritto di cambiare, proprio come la società continuava a farlo, senza fossilizzarsi.

Klimt fu sicuramente l’artista che più di tutti fu in grado di esprimere questo principio: fu sempre attento dai nuovi stimoli provenienti da tutto il mondo, dalla nascente pittura espressionista, al simbolismo e al piacere delle decorazioni Liberty, fondendo alla pittura gli impulsi provenienti dal mondo della gioielleria, dell’illustrazione e delle stampe giapponesi.

In questo periodo realizza opere meravigliose in bilico tra misticismo e psicanalisi, servendosi spesso delle figure mitologiche provenienti dall’antica Grecia.

Beethoven Frieze: "The Hostile Forces" (Plate 1, front wall)

Dettaglio del “Fregio di Beethoven”, realizzato nel 1901 a Palazzo della Secessione, affresco in cui Klimt interpreta la Nona sinfonia. Mostra l’eterna lotta tra il bene e il male servendosi di vari mostri mitologici, come le Gorgoni, le Sirene e Tifeo, un’enorme scimmia alata con coda di serpenti.

Foto di Lluís Ribes Mateu.

4. Il periodo oro

Nel 1903 Gustave compie un viaggio in Italia, fermandosi a Venezia e a Ravenna. Qui, viene folgorato dai mosaici Bizantini, piatti e bidimensionali come le stampe giapponesi, preziosi e luccicanti come gioielli. Da questa esperienza ha inizio il suo periodo artistico più intenso, conosciuto come “il periodo oro” oppure “aureo”. Klimt inizia a utilizzare lo smalto e le pietre dure da mosaico, citando le decorazioni bizantine e la pittura egizia, fondendole poi con le decorazioni floreali tipiche del simbolismo francese. I segni che utilizza ricordano anche i simboli preistorici e assumono un gusto ancestrale e arcaico.

Adele Bloch-Bauer

Gustav Klimt, “Adele Bloch-Bauer I”, 1907, Neue Galerie di New York. Sulla veste di Adele possiamo osservare la citazione dell’ occhio di Horus (antico Egitto).

Il periodo oro è quello più conosciuto e celebre dell’artista. Le immagini realizzate in questo frangente sono caratterizzate dalla perdita del volume e dal gusto esotico e orientaleggiante.

Le mani e i volti sono gli unici dettagli realistici dell’immagine, mentre tutto il resto dell’opera è composto da motivi decorativi che si alternano donano il ritmo visivo alle opere, come se fosse una composizione musicale: piccoli quadrati, succeduti da campiture di triangoli, spirali, cerchietti luminosi, occhi esoterici e fiorellini. Il cambio di texture è ciò che scandisce la fine di un corpo e l’inizio di altro, in un’idea d’insieme in cui tutto sembra fondersi nella luce del fondo dorato.

Mentre in corrispondenza dei corpi maschili le texture sono squadrate e ricordano la rigidità e la forza del corpo maschile (secondo alcuni rispecchiano la forma fallica), le immagini femminili presentano invece decorazioni curvilinee e circolari, più morbide, come il corpo della donna, e sono caratterizzate dalla presenza di fiori che coinvolgono anche il canale olfattivo. Spesso le fanciulle sono anche ricoperte da un occhio simile a quello di Horus, simbolo di prosperità per gli antichi egizi.

Successivamente al periodo oro, Klimt passerà ad un’ultima fase pittorica, influenzata dall’espressionismo francese, ricordata come “periodo fiorito”.

Klimt_Il_Bacio

L’opera più celebre di Klimt Gustav, “Il bacio” del 1097-08, è stata prodotta nel periodo oro.

 

5. I temi di Klimt

Il male, l’erotismo e la morte sono i temi ricorrenti di Klimt che sembrano alludere alle scoperte di Freud. Se in quel periodo lo psicoanalista stava indagando le angosce latenti delle signore borghesi, costrette a reprimere le proprie pulsioni, anche Klimt indaga questo malessere, nascondendo dietro le forme sensuali una minaccia latente. Spesso sembra narrarci storie prive di razionalità, in balia di un destino fatale, a volte perverso.

 

Le donne sono il soggetto preferito di Klimt. I loro ritratti emanano un’aria misteriosa ed esoterica che attrae ma non è rassicurante. L’artista è, infatti, attento all’attualità e riesce a immortalare un nuovo tipo di femminilità emergente: si tratta di donne sicure di loro stesse, lontane dalla sottomissione, che sanno come raggiungere il proprio piacere. Sono donne indipendenti, capaci di vivere una sessualità più libera.

Non dobbiamo fare l’errore di pensare che Klimt sia interessato alla donna solo in quanto corpo erotico: è interessato a tutte le sfaccettature della femminilità, per ciò ritrae tutte le fasi della sua vita, dalla fanciullezza, alla gravidanza, alla vecchiaia. Questo soggetto è sempre circondato da un alone mistico e misterioso, oscuro come l’inconscio, esoterico come una divinità. Si tratta quindi di ritratti di donne a lui contemporanee che somigliano però ad entità arcaiche, cariche di fascino e inquietudine.

Gustav_Klimt_le tre età della donna

Gustav Klimt, “Le tre età della donna”, 1905, è il ritratto da bambina, adulta e anziana di Adele Bloch-Bauer.  

Nella sua vita personale, il rapporto con le donne fu quanto meno particolare: se ne circondò in studio ma mai nella vita privata. Non si sposò mai né ci è giunta notizia di fidanzamenti ufficiali. Non confermò nemmeno la frequentazione con le sue due muse ispiratrici e modelle più affezionate, Emilie Floge e Adele Bloch-Bauer. Ciò che invece sappiamo con certezza è che, quando Klimt morì, ben 14 donne sostennero in tribunale di aver avuto un figlio da lui e 6 di questi furono riconosciuti come tali[5].

Insomma, da creature così affascinanti e misteriose, alla fine ha preferito fuggire a gambe levate!

Gustav_Giuditta

Giuditta, come Salomè, sono figure femminili pericolose perché portano alla morte. 

Klimt, “Giuditta”, 1901, Galerie Belvedere di Vienna.

Klimt-La vergine

“La vergine”, 1913, opera realizzata nell’ultima stagione pittorica di Klimt: il periodo fiorito.

Klimt - the park

“The park”, 1910, periodo fiorito, oggi al Moma di New York. Klimt si è anche occupato largamente della pittura di paesaggio. 

 

 

 

 

Per conoscere da quale background culturale nascono i movimenti di secessione di cui Klimt ha fatto parte, vai all’articolo L’utopia sociale dell’Art and Crafts.

 

 

 

[1] Anche gli altri due fratelli di Gustav Klimt sono destinati a lavorare nel campo artistico, questo fatto testimonianza il clima creativo che si doveva respirare in famiglia.

[2] Cfr “P. Daverio – Klimt e la Secessione”, https://www.youtube.com/watch?v=3qcKAAekpCI

[3] Cecilia Bernardini, “I classici della pittura – Klimt”, ed. Armando Curcio Editore, Roma, 1980, Pagg. 10-13

[4] Cfr Marco Celi, “I quadri delle facoltà. Le opere perdute di Gustav Klimt”, 14 luglio 2021, artshapes.it, https://artshapes.it/klimt-quadri-facolta-filosofia-medicina-giurisprudenza/

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Il_bacio_(Klimt)


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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