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Giacomo Balla

Chiara Righi13 aprile 2018

Giacomo Balla fu un pittore futurista, così devoto a questo movimento da chiamare le sue figlie con nomi ad esso legati: Elica e Luce.

Fu l’unico artista, oltre a Filippo Tommaso Marinetti, che partecipò per tutta la durata del movimento (uscì ufficialmente nel 1937, quando l’avventura stava giungendo al termine).

 

Balla è stato un esponente di grande importanza sia nella prima ondata futurista sia nella seconda.

Durante la prima fase del futurismo Giacomo Balla si distinse come uno dei grandi esponenti della pittura d’avanguardia. Partendo dalla tecnica divisionista, riesce a rendere l’idea del movimento e della velocità scomponendo le immagini in sezioni (si pensi al suo celebre quadro Dinamismo di un cane al guinzaglio del 1912).

 

Le tematiche trattate in questo primo periodo appaiono un manifesto chiaro delle idee esposte da Marinetti nel primo manifesto futurista. Troviamo raffigurazioni delle nuove tecnologie destinate a oscurare la bellezza della natura, bandiere patriottiche, automobili e soprattutto tantissime figure in movimento che danno l’idea di una realtà in veloce mutazione.

 

Dal 1914 inizia a interessarsi anche alle arti applicate, scrivendo un primo manifesto sulla moda: il manifesto del vestito anti neutrale. Propone un abito che non contempli le solite tinte neutre, timide e sbiadite, accusate di comunicare calma, tristezza e desolazione. Traccia invece un elenco di caratteristiche degli abiti futuristi, che devono essere asimmetrici, fosforescenti, gioiosi e addirittura “agilizzanti”.

L’intento di questi abiti era quello di suggerire un messaggio politico preciso, favorevole all’ingresso in guerra, tant’è che il manifesto si conclude con le parole: “Se il Governo non deporrà il suo vestito passatista di paura e d’indecisione, noi raddoppieremo, CENTUPLICHEREMO IL ROSSO del tricolore che vestiamo¹.”

 

Da questo momento in poi Giacomo Balla, seppur privilegiando sempre pittura e scultura, si dedica anche ad altri settori creativi.

Nel 1915 firma insieme a Fortunato Depero il Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, dove si propone di fondere e ricostruire ogni cosa secondo la vitalità futurista.

Durante la seconda ondata futurista Giacomo Balla si occupò molto anche di design, progettando oggetti di uso comune come sedie, attaccapanni, giocattoli, mobili, tutti molto colorati e giocosi.

Si dedica molto al campo della moda progettando nuovi abiti e accessori che esprimano una dinamicità antiborghese.

 

Grazie alla sua vicinanza personale e del movimento futurista al partito fascista, durante il ventennio Giacomo Balla si ritrovò a essere un artista rinomato, simbolo della grande arte italiana. Lui stesso fu un convinto esaltatore del Fascismo e molte delle sue creazioni divennero mera e propria propaganda di regime. La sua vicinanza a Mussolini è confermata anche dalle numerose opere che Balla stesso dedica e regala al Duce.

 

Nel dopoguerra Giacomo Balla pagherà la sua adesione al fascismo e il suo successo scemerà progressivamente fino alla sua morte nel 1958.

Oggi, per i suoi meriti artistici, è stato rivalutato come uno dei più grandi autori italiani del ‘900.

 

 

[1]Giacomo Balla, Manifesto del vestito antineutrale, 1914, http://www.arengario.it/futurismo/storia-del-futurismo-1914-il-vestito-antineutrale/


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Anno di pubblicazione / 1989

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