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Futurismo

Chiara Righi13 aprile 2018

Il Futurismo è stato l’avanguardia storica più longeva del ‘900. È stato un movimento artistico che ha investito tutti i campi della creatività proponendosi di rompere completamente con la tradizione e ricostruire il mondo sulla base di nuove pulsioni.

 

Il movimento futurista nasce in reazione all’arte e alla poesia accademia, giudicata statica e noiosa, lontana dalla vita moderna che si stava designando nelle città italiane anche grazie alle nuove tecnologie (es. la luce elettrica che permette di vivere la vita notturna, le prime automobili, il telegrafo e il sistema ferroviario).

I futuristi iniziano quindi a sovvertire i codici tradizionali, dando origine a un linguaggio provocatorio capace di narrare l’energia, la violenza e la velocità.  A questo scopo tendono a fondere le immagini (o le parole) verso una simultaneità della visione.

 

Lo stesso linguaggio futurista è in continua evoluzione nel tentativo d’impedire che una qualsiasi tradizione s’insinui nelle loro creazioni. Per questo motivo le loro proposte artistiche e i loro manifesti sono continui e, invece di favorire una sedimentazione della tecnica, favoreggiano un’espressione fugace del genio personale.

Tra i linguaggi più importanti fuoriusciti dal Futurismo è doveroso ricordare le tavole parolibere e la poesia visiva in letteratura, le sintesi teatrali, la pittura meccanica e l’aeropittura, la musica rumorista e il ballo plastico.

 

Il primo manifesto, chiamato Le futurisme, è stato pubblicato su Le Figarò (Parigi) nel 1909 ed è stato scritto da Filippo Tommaso Marinetti. È un manifesto provocatorio che esalta il gesto distruttore, la guerra, la velocità, esprimendo il disprezzo per la donna, i musei e le accademie. Suscita molte critiche ma smuove le energie anarchiche e giovani di alcuni scrittori e artisti brillanti, la maggior parte italiani.

Le futurisme è seguito da un’infinità di manifesti che si allargano a tutti i campi artistici. Nel corso degli anni i futuristi si sono occupati di tutti i settori creativi del tempo: pittura, scultura, musica, danza, teatro, architettura, letteratura, scenografia, coreografia, cinema, moda, design, grafica pubblicitaria e cucina.

 

Sul finire degli anni cinquanta, il critico d’arte Enrico Crispolti individuò due fasi differenti vissute dal movimento futurista. In effetti la prima guerra mondiale sembra fare da spartiacque tra un primo momento eroico e sovversivo e un secondo in cui il linguaggio futurista si diffonde viralmente nella vita quotidiana della gente e in tutti i settori creativi. Tra la prima e la seconda ondata, al di fuori di Filippo Tommaso Marinetti e Giacomo Balla, c’è un completo ricambio dei protagonisti.

La prima ondata si reputa conclusa nel 1916, nel bel mezzo della prima guerra mondiale. I protagonisti principali di questa fase sono: Umberto Boccioni (muore nel 1916 durante un’esercitazione militare), Antonio Sant’Elia (muore in guerra nel 1916), Carlo Erba (muore in guerra nel 1917), Luigi Russolo (esce mutilato e scosso dalla guerra e si distacca dal futurismo), Giacomo Balla (che continuerà a prendere parte al futurismo), Gino Severini, Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà e Corrado Govoni (che escono dal movimento).

 

La seconda ondata futurista fu ancora più gremita di artisti. Oltre a Giacomo Balla e Marinetti, i più noti sono Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Anton Giulio Bragaglia, Fillia (pseudonimo di Luigi Colombo), Tato (pseudonimo di Guglielmo Sansoni), Benedetta Cappa (moglie di Marinetti), Gerardo Dottori, Tullio Crali e Bruno Munari.

 

Il Futurismo trovò parecchi seguaci in Russia, in cui si formò un vero e proprio movimento di futuristi bolscevichi, ed ebbe alcuni esponenti in Francia (tra cui Valentine de Saint-Point, riconosciuta come modello ideale di donna futurista). D’altronde i futuristi Italiani entrarono in contatto con tutti gli ambienti artistici rilevanti d’inizio novecento raggiungendo una fama internazionale indiscussa.

 

Il movimento futurista si considera concluso solo nel 1944, alla morte di Marinetti. I lasciti e gli stimoli creativi non sono però da considerarsi esauriti tutt’oggi.

La genialità degli artisti futuristi è tanta che neanche la vicinanza al partito fascista e le agghiaccianti posizioni politiche individuali (talvolta estreme) hanno potuto oscurare la loro importanza nella storia. Le loro visioni simultanee, plastiche, meccaniche e ironiche, continuano a irrompere in tutti i campi artistici dimostrando una visionarietà totale.


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