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I MOSTRI NELL’ARTE MEDIOEVALE

Il riflesso della paura

Chiara Righi19 Luglio 2020

Mostri e ancora mostri. È impossibile entrare in una chiesa romanica o gotica e non vederli.

Viene spontaneo chiedersi da dove arrivino e come mai siano entrati nelle cattedrali cristiane, che invece di trasmettere austera sacralità si trasformano in bestiari fantastici.

Modena - Duomo di Modena

Duomo di Modena, particolare di un capitello situato nella cripta.

Ogni periodo storico ha generato i propri mostri, legati alle paure collettive. L’epoca vittoriana, sessualmente repressiva, ha creato i vampiri, mentre il maccartismo e l’inizio della guerra fredda negli anni ’50 hanno generato negli Stati Uniti la paura di essere conquistati da un’entità estranea, che si è manifesta nella diffusa paura degli alieni1.

Non c’è dubbio però che il Medioevo sia il periodo storico più ricco di esseri deformi e inquietanti, che popolano ogni mappa cartografica, codice miniato ed edificio sacro.

 

I mostri medioevali nascono dalla fusione tra uomo e bestia, oppure dalla commistione tra diversi animali e organismi vegetali. Spaventano soprattutto perché disumani, nella misura in cui ci ricordano il nostro corpo alludendo alla componente bestiale dell’uomo.

Nella cultura medioevale sono inquietanti portatori di ammonimenti e significati simbolici. La loro forma bizzarra e orripilante diventa il modo più semplice per esorcizzare il clima d’insicurezza e instabilità che caratterizza l’Europa dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente.

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Grillo Gotico, creatura semi umana. Illustrazione contenuta nel Luttrell Psalter, uno dei manoscritti più famosi scritti tra il 1325-1340 in Inghilterra.

 

L’ ACCOGLIENZA PER I MOSTRI

Durante l’Alto Medioevo, l’Europa viene invasa da numerosi popoli barbari. Ognuno di questi popoli porta con sé la propria cultura, le proprie usanze e i propri timori. Insieme a loro arrivano nuovi mostri, che provengono dalle leggende nordiche, dalle pratiche magico-religiose mesopotamiche, dai culti arabi e dalle credenze egizie.

Questi esseri deformi si vanno a sommare alle figure mitologiche già presenti sul nostro territorio, come quelli dell’antica Grecia e quelle provenienti dalla religione cristiana. Infatti, i mostri si erano già intrufolati nella Bibbia, dove troviamo animali fantastici come il Leviatano, feroce mostro marino, il Behemoth, un mostro terrestre, il Basilisco, un serpente alato; poi si erano manifestati grandiosamente nell’Apocalisse con il suo spaventoso drago a sette teste e dieci corna.

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Combattimento tra mostri medioevali affrescato nella chiesa di San Giacomo a Termeno.

Per l’uomo dell’epoca, queste creature esistevano veramente. Potevano essere rari animali esotici, oppure esseri spirituali e soprannaturali, così come lo era il diavolo, anch’esso rappresentato in forma mostruosa come una commistione tra uomo e animale. Non a caso, i primi bestiari dell’Alto Medioevo, inseriscono i mostri tra le varietà di animali reali, integrando nella loro categoria feti deformi e persone comuni affette da malformazioni.

 

Il reale e il fantastico tendono quindi a fondersi insieme, sfumando i propri confini. Per questo motivo anche la Chiesa li accoglie tra le sue mura come meraviglie del creato, riqualificandoli nel disegno divino. Durante il Medioevo, infatti, non prevaleva un sistema di pensiero antropocentrico: l’uomo medievale non si poneva al centro del cosmo. Egli era cosciente della propria inferiorità rispetto alla potenza divina, che si manifestava in tutte le forze della natura. Dunque, se l’universo era una manifestazione di Dio, ogni creatura, anche la più bizzarra, aveva il suo significato nel suo disegno perfetto.

Ciò è molto chiaro nelle parole Isidoro di Siviglia che include i “mirabilia” (mostri) nel libro XI delle Ethymologiae, affermando che: “i portenti non sono contro natura, in quanto frutto della volontà divina, essendo la volontà del Creatore la natura di ogni realtà creata[2].

 

Le cattedrali cristiane diventavano così dei microcosmi, che includono sia il sacro sia il profano, poiché tutto era una manifestazione della volontà divina.

 

 

 LA MOSTRUOSITÀ COME PUNIZIONE

Se è vero che nel Medioevo i mostri erano accettati in società in quanto manifestazioni del volere di Dio, è anche vero che erano spesso interpretati come segnali nefasti e punizioni divine. La Chiesa li ha utilizzati in particolare come ammonimento moralizzatore: potevano manifestarsi in seguito ad un peccato.

Si pensi ai mostri che Dante Alighieri inserisce nella Divina Commedia: non sono manifestazioni della natura ma forme di castigo riservate ai peccatori.

Acefali nelle miniature medioevali

Miniatura Medioevale che mostra la cattura degli Acefali, una popolazione di persone condannate a vivere senza testa di cui si credeva l’esistenza fin dall’antichità.

Questa convinzione colpiva duramente le persone affette da patologie invalidanti e deformità, anch’esse considerate “mostri”. Erano ritenute portatrici di sventure, presagi, oltre che punizioni indirizzate alla propria famiglia.

A tal proposito, è significativa la lettera inviata da Pier Damiani a Desiderio abate di Montecassino intorno al 1065. In questa spiega come Roberto II re di Francia, dopo essersi sposato con Berta contro la volontà della Chiesa, era stato punito con la nascita di un figlio deforme. La punizione divina subita dalla coppia era così evidente che i servi temevano fosse contagiosa e cercavano di purificare, passandoli sul fuoco, tutti gli oggetti di casa[3].

Secondo l’autore, la nascita mostruosa era il frutto di un commercio matrimoniale illecito e innaturale. Lascia emergere, inoltre, l’idea che la genesi di un “monstrum” derivi da uno dei peccati ritenuti più gravi, ossia quello connesso alla sfera della sessualità[4].

Modena - Duomo di Modena

I Telamoni sono figure tipiche nell’arte romanica che troviamo inginocchiati e schiacciati da grandi pesi. Derivano dalla figura greca di Atlante ma nell’arte cristiana vengono associati ai “superbi” e, genericamente, ai peccatori. Il peccato li porta a un imbruttimento fisico mostruoso.

Spesso quindi, i mostri che troviamo nelle chiese, siano essi feti deformi o esseri animaleschi, hanno la funzione di ammonire i fedeli e simboleggiare tentazioni e peccati. Entrando nelle chiese romaniche presenti in Italia, vi sarà capitato d’imbattervi in colonne sorrette da possenti leoni che trattengono tra gli artigli animali mostruosi. A livello iconografico, il leone, forte e regale, rappresenta la Chiesa, mentre i mostri sono peccati e tentazioni che essa è in grado di soggiogare, neutralizzare, proteggendo i fedeli.

 

I bestiari sono le fonti in cui troviamo la gran parte delle interpretazioni simboliche attribuite agli animali e alle creature fantastiche. Secondo questi, nel drago s’intravvede il peccato, nella sirena le tentazioni, nel centauro l’eresia. Ci sono anche eccezioni che godono di una lettura positiva, come quella dell’unicorno, animale fantastico che simboleggia la purezza[5].

 

 

LA DEFORMITÀ DESIDERATA

Nonostante ciò, la mostruosità non aveva solo connotazioni negative: in alcuni casi era desiderabile. Se, come abbiamo visto, era spesso associata al peccato sessuale, poteva anche diventare una forma di protezione. Basti pensare a santa Maria Egiziaca, solitaria madre del deserto, che per liberarsi dalle tentazioni ed evitare le molestie degli uomini, chiese e ottenne da Dio di diventare pilosa (pelosa), cioè di perdere le proprie sembianze femminili, guadagnandosi il diritto di vivere da eremita[6].

La mostruosità quindi è anche una forma di protezione per difendere il valore della castità, in grado di allontanare violenze e tentazioni.

Duomo di Milano_2658.jpg

I Gargoyle sono mostri che difendono le cattedrali gotiche. Sono diffusi soprattutto in Francia e Germania ma anche in Italia possiamo ammirarne alcuni esempi, come questo, presenti nel Duomo di Milano.

 

In oltre, le cattedrali gotiche prevedevano ampie schiere di mostri con il compito di difendere l’edificio sacro. I GARGOYLE, sono mostri animaleschi che per eccellenza hanno il compito di difendere la cattedrale da spiriti maligni e malintenzionati. Il loro aspetto orribile era asservito al “bene”: il brutto viene accettato in società in quanto capace di spaventare e allontanare eventuali minacce.

Oltre a questa credenza, i gargoyle svolgevano realmente un compito pratico, in difesa della chiesa. Queste statue bizzarre, infatti, altro non sono che DOCCIONI, ossia la parte finale sporgente delle grondaie. Le loro bocche e le loro narici che si protendono verso l’esterno, svolgevano il compito di scaricare l’acqua piovana lontano dai muri, proteggendoli così dall’erosione.

Infatti, se il mostro indica genericamente una forza antagonista e distruttrice, già dall’antichità aveva anche l’accezione di creatura dalla forza straordinaria, in grado di proteggere persone e custodire luoghi, svolgendo il compito di guardiano.

 

 

COSA CI DICONO DI NOI MOSTRI?

In conclusione, i mostri del Medioevo mostrano un ampio legame con il mondo animale che riflette la paura di perdere il controllo sulla natura. Contemporaneamente, l’accezione data dal cristianesimo che li lega a tentazioni peccaminose esprime il terrore di perdere il controllo su se stessi, la propria razionalità e i valori civili, cadendo in una condotta immorale dai contorni bestiali.

 

È legittimo chiedersi perché, tutt’oggi, continuiamo a inventare mostri. È chiaro che queste creature siano l’esorcizzazione delle nostre paure più ancestrali, a cui diamo una forma. Comprendere quali tipi di mostri ci spaventino, ci aiuta a mettere a fuoco le nostre debolezze per poterle poi affrontare.

Ogni eroe mitologico ha avuto un mostro da sconfiggere per raggiungere la propria ricompensa: per accedere alla conoscenza, all’amore, alla libertà. Se non ci fosse un mostro da combattere non ci sarebbe nessuna sfida, nessuna crescita.

Insomma, forse è meglio tenerceli stretti: magari non avere più mostri da sfidare significa non riuscire più a visualizzare niente per cui valga la pena combattere.

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Illustrazione proveniente dal Luttrell Psalter che mostra l’imbruttimento sia fisico che comportamentale di due esseri metà uomini e metà animali.

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Drago illustrato su un manoscritto miniato.

Trani - Cattedrale di San Nicola Pellegrino

Cattedrale di Trani, mostri inseriti nel fregio decorato a girali con creature fantastiche.

 

 

 

Per scoprire qualche mostro moderno scaturito dalla fantasia dell’artista Ericailcane vai all’articolo “I mostri di Ericailcane siamo noi“.

 

 

 

 

[1] Ragionamento tratto dall’organizzazione MEARCSTAPA che studia le comunità medioevali e i mostri da loro scaturiti. Cfr. Antonio Pinza, “La strana vita degli odierni studiosi di mostri medioevali”, https://www.vanillamagazine.it/la-strana-vita-degli-odierni-studiosi-di-mostri-medievali/

[2] Cit. Pierluigi Piccinini, “I mostri del Medioevo”, articolo del 9 febbraio 2020, https://pierluigipiccini.it/

[3] N. D’Acunto, “I laici nella Chiesa e nella società secondo Pier Damiani. Ceti dominanti e riforma ecclesiastica nel secolo XI”, Roma 1999, pp. 279-281

[4] Gian Maria Varanini, “Deformità fisica e identità della persona tra Medioevo e Età Moderna”, Firenze University Press, 2015, Firenze, pp. 271-272

[5] “Zefiro, Letteratura italiana” di Alessandra Terrile, Paola Biglia, Cristina Terrile; volume 1, Pearson Italia, Milano-Torino 2018, pag. 16.

[6] Paolo Diacono, “Historia Longobardorum”, a cura di L. Capo, Milano, 2008, 216-217


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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