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L’AFFARE GIGER TRA ARTE E MERCATO

Reazioni alla morte

Chiara Righi28 Marzo 2018

Il 12 maggio 2014 l’artista Hans Ruedi Giger si spegne inaspettatamente all’ospedale di Zurigo. La notizia coglie di sorpresa gran parte della popolazione e dei suoi ammiratori, suscitando clamore e sgomento. Se pensate di non sapere chi sia o di non aver mai visto una sua creazione, vi sbagliate di grosso; alcune delle sue opere grafiche vi sfilano quotidianamente sotto il naso: sui corpi tatuati, nelle copertine dei cd, su magliette e toppe, su oggetti di design, nelle scenografie dei film e in qualche video gioco. Il suo immaginario orrorifico si è intessuto profondamente nella cultura popolare, tant’è che la sua creatura più famosa ha segnato gli incubi di diverse generazioni: Alien.

Necronomicon

Illustrazione di Giger per il Necronomicon, 1977

 

Come spesso succede in seguito alla morte di un personaggio noto, il dibattito e l’interesse su di lui si riaccendono. Il web si è infervorato nelle discussioni relative alla reale sincerità della ricerca artistica, le aste hanno alzato i prezzi delle opere e un’infinità di blog si sono riempiti di omaggi e compianti. Il fatto su cui vorrei soffermarmi è una strana reazione che, ancora una volta, arriva dal web.

 

Grazie a questo ritorno alla ribalta di Giger alcuni negozi e designer hanno approfittato per proporre tavole da skater, magliette e accessori d’abbigliamento con le sue grafiche: in terra britannica, le loro rispettive pagine di Facebook sono state prese d’assalto da insulti dai fan di Giger che hanno ritenuto offensiva la commercializzazione del suo lavoro. La prima accusa sollevata contro queste attività commerciali è quella di lucrare sulla morte dell’artista, come dei corvi che aspettano di spolparne la carne. Da questo genere di commenti si percepisce il sincero dispiacere che ha afflitto gli ammiratori dell’artista, coi quali però non condivido le argomentazioni.

 

Che il mercato guadagni alla morte di un personaggio famoso è un fatto già collaudato, ma non ci stiamo trovando davanti a un caso offensivo del genere “turismo macabro ad Avetrana”. Giger è un professionista ammirato in tutto il mondo, i cui lavori continuano a essere apprezzati e a circolare: da un punto di vista artistico, continuare a mantenere vivo il suo lavoro è l’unico vero modo per rendergli omaggio.

 

Purtroppo questa è una delle terribili leggi del mercato, da cui neanche la forma culturale più elevata viene risparmiata: se il tuo prodotto vende e circola allora la tua ricerca artistica esiste, altrimenti scompare. Solo in Italia abbiamo migliaia di validissime opere che marciscono negli scantinati di ville e musei, in completo stato d’abbandono solo perché non riescono a creare un sufficiente interesse commerciale intorno a loro: il loro non avere un prezzo corrisponde all’idea di non avere valore. Personalmente trovo una peggiore mancanza di rispetto verso gli artisti defunti quando le loro opere d’arte vengono dimenticate, magari tra le mani di alcuni preti e suore scriteriati che decidono deliberatamente di affumicarle con ceri e candele devozionali1. Le opere di Giger invece sono ben tutelate e, lunghi dall’essere abbandonate al degrado, stanno battendo milioni alle aste e nelle gallerie.

H.R. Giger Bar

Dettaglio del bar progettato da Giger nella sua casa-museo. Foto di Alejandro Pérez

 

Gli ammiratori di Giger muovono un’altra argomentazione contraria alla commercializzazione delle sue grafiche, ossia che per l’artista quelle immagini erano legate ad affetti e significati profondi che, venendo buttate in pasto a una massa di ragazzini inconsapevoli in modo superficiale perdono il loro significato e vengono banalizzate. Anche su questo punto non posso concordare con loro. Giger ha sempre lavorato nell’ambito della cultura di massa: per tutta la sua vita ha rispettato puntualmente le domande del mercato fornendo l’esatto prodotto che da lui ci si aspettava, con una tematica chiara e facilmente comprensibile a un pubblico allargato. Con questo non voglio assolutamente sminuire il lavoro ma solo sottolineare che lui era cosciente di rivolgersi a un certo tipo di referenti, tra cui in larga parte un pubblico giovanile che lo ha sempre apprezzato.

 

Quando è morto Alighiero Boetti, giusto per citare un artista esattamente coetaneo ma con un’influenza artistica più elevata sul piano della ricerca poetica e intellettuale, a nessuno è venuto in mente di produrre delle magliette in stock con le sue opere per un motivo evidente: sono concettualmente complesse e assolutamente non idonee a questo scopo.

 

Il fatto che le magliette con i disegni di Giger piacciano così tanto è dato da una ragione molto semplice: era un grafico bravissimo. L’idea del design era perfettamente nelle sue corde, tant’è che ha disegnato un’intera linea di chitarre elettriche, progettato due bar, il microfono per il cantante dei Korn, diverse copertine musicali e un’intera casa museo a sé stesso dedicata.
Il suo referente è l’uomo della strada, il suo mondo è quello dello spettacolo e della cultura popolare. Non a caso, mentre ha sempre condotto un’appassionata sperimentazione tecnica, non si è mai mostrato interessato a ricercare una evoluzione poetica, tant’è che il senso che si può ritrovare nei suoi primi lavori conosciuti è il medesimo significato degli ultimi con cui ci ha lasciato.

Bang Bang!

Jonathan Davis, cantante dei korn, con il microfono progettato da Giger. Foto di Gergely Dervarics

 

 

Generalmente il termine “artista” viene collocato accanto a quello di “cultura alta”, ma in realtà ci sono tanti tipi di “artisti” e tanti settori culturali. Quella di cui Giger era innamorato e a cui ha voluto dedicare tutta la vita era la cultura del popolo, fatta di immagini e paure collettive, cinema, videogiochi e scenografie suggestive.

Non è né stato il primo e non sarà l’ultimo a preferire questo mondo, in bilico tra lo spettacolare e il quotidiano, rispetto a quello più intimo e riflessivo in cui alcuni suoi seguaci vorrebbero collocarlo. È quindi giusto che sia questo stesso mondo che lui ha scelto a ricordarlo e a celebrarlo, come uno dei suoi migliori maestri.

Note

¹ Sto alludendo ad alcuni casi plateali riscontrati da Federico Zeri nel corso della sua carriera, alcuni dei quali, davvero paradossali, raccolti nel libro “Federico Zeri e la tutela del patrimonio culturale italiano”, di Marinella Pigozzi e Rosaria Gioia, ed Clueb, 2006


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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