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LE OPERE CHE SCOMPAIONO DI MARCELLO TEDESCO

Sculture immateriali

Chiara Righi30 Giugno 2024

Fino al 19 luglio 2024, Marcello Tedesco espone al Museo Spazio Pubblico di Bologna, con la mostra “Similitudine dell’opera pubblica e delle forze a lei avverse” curata da Luisa Bravo.

Siamo andati a trovarlo per comprendere al meglio la sua ricerca artistica. Tra una chiacchiera e un bicchiere di vino, ci rendiamo conto di trovarci tra opere che entro qualche settimana avranno cambiato aspetto, o addirittura non esisteranno più nella loro forma solida.

Cloruro di calcio di Marcello Tedesco

Marcello Tedesco, opera a base di cloruro di calcio che si sta dissolvendo. Foto del 2024, Museo Spazio Pubblico, Bologna.  

 

 

Pensieri di pietra

Non tutte le opere sono fatte per durare. Molte sculture di Marcello Tedesco scompaiono progressivamente, andando verso un continuo dimagramento. Quello dell’artista sembra un viaggio verso l’assenza, in cui si fa da parte aiutando le forze della natura a esprimersi. Infatti, pur essendo uno scultore, sembra ragionare come un alchimista: invece di modellare le forme delle proprie pietre, le sottopone a processi naturali e lascia che vengano consumate dall’umidità, dall’ossigeno, dalla luce, dal caldo e dal freddo.

 

Conoscere Marcello Tedesco è stata una fortuna. Ho avuto fin da subito la sensazione di trovarmi davanti a una persona profondamente umana e consapevole del mondo che la circonda.

Nelle sue parole e nelle sue opere s’intravvedono i maestri che ha scelto in gioventù, di cui parla con affetto. Infatti, Marcello si è formato all’Accademia di Belle Arti di Brera ma ha trovato la propria guida negli artisti dell’Arte Povera piemontese, in particolar modo Gilberto Zorio, a cui ha fatto da assistente. L’impronta dei maestri torinesi si percepisce nelle ricerche coraggiose che intraprende, tanto lontane dalla concezione comune di opera d’arte quanto vicine al mondo naturale.

Marcello Tedesco - Megaloschemos,-2018,-dettaglio-colonna-cloruro-di-calcio_Ph-credit-Silla-Guerrini (1)

Marcello Tedesco, dettaglio di colonna in cloruro di calcio, 2018. Foto di Silla Guerrini, courtesy l’artista. 

 

 

Marcello Tedesco è noto per essere l’unico artista che utilizza il cloruro di calcio, materiale acidissimo e pericoloso.

Nel 2018, in occasione della mostra Megaloschemos curata da Samuele Menin alla galleria Artra di Milano, realizzò delle colonne con questo materiale che a contatto con l’aria si scioglievano. La cosa incredibile è che queste sculture passavano dallo stato solido a quello liquido e infine a quello gassoso: un’idea di opera che corrisponde a quella di un organismo in trasformazione, che trasmuta da uno stato fisico all’altro, fino a divenire una scultura immateriale.

 

Oggi a Museo Spazio Pubblico, alla mostra Similitudine dell’opera pubblica e delle forze a lei avverse, curata da Luisa Bravo, è possibile vedere le teche in cui conserva il cloruro di calcio in vari stadi di dissoluzione. L’installazione mostra come questo materiale sia invasivo e destinato a colonizzare lo spazio circostante. Infatti, le stesse teche e le strutture metalliche che sostenevano le opere oggi appaiono traumatizzate da rotture e segni di bruciatura. Come tutto ciò che viene a contatto con il cloruro di calcio, sono anch’esse destinate a corrodersi progressivamente.

Inoltre, possiamo osservare come questo minerale assomigli ad un osso, allo scheletro che ci sorregge. Un’idea robusta destinata a diventare eterea.

Marcello Tedesco, Deminarilzated, 2016-2024, dettaglio, teche di cristallo, cloruro di calcio, tondino di ferro. Courtesy l'artista.

Marcello Tedesco, “Deminarilzated”, 2016-2024, il cloruro di calcio sta corrodendo la struttura metallica che sosteneva l’opera d’arte e le teche. Courtesy l’artista. 

 

Che la materia solida diventi immateriale non è una coincidenza. Infatti, il piano che sembra interessare di più all’artista è quello del pensiero. Lui stesso si definisce un seguace della dottrina Antroposofica che tende ad assimilare lo studio scientifico della materia a quello spirituale.

Nelle forme dei minerali ritrova una similitudine con l’interiorità umana, costituita da pensieri cristallizzati, paure, ricordi e insegnamenti che finiscono per appesantirci, come pietre. Il nostro passato lascia dei sedimenti, dei detriti in grado di immobilizzarci. Per liberare le persone da queste macerie, secondo l’artista c’è un solo rimedio: dissolvere le idee cristallizzate dentro noi.

I suoi minerali ci mostrano nella pratica il processo che queste idee devono compiere, sciogliendosi lentamente. Sono opere che ci spronano a distruggere gli stereotipi mentali che ci imprigionano. Un invito all’evoluzione.

Marcello Tedesco, Deminarilzated, 2016-2024, dettaglio, teche di cristallo, cloruro di calcio - Courtesy l'artista

Marcello Tedesco, “Deminarilzated”, 2016-2024. Courtesy l’artista.

 

 

Un’idea altra di opera pubblica

 

Marcello Tedesco si definisce uno “zavattiniano”[1], ama stare tra la gente del popolo. Vuole sapere cosa ne pensano delle sue sculture i bambini, la pasticciera, il barista e la gente di passaggio. Ha un’idea ben precisa di opera pubblica: non deve stare sopra ma in mezzo alla gente. Non deve mai essere un monumento che sovrasta.

Inoltre, ritiene che in un contesto pubblico non sia tanto importante concentrarsi sulla forma, che può piacere o meno a seconda dei gusti personali, ma sia più interessante mostrare un processo, da cui tutti possiamo invece essere coinvolti.

 

Prima di quest’ultima esposizione, non si era mai rapportato con l’ambiente urbano ma solo con quello naturale. L’artista ama inserire le proprie opere in zone difficilmente raggiungibili, nascondendole tra i boschi, nei deserti e sulle montagne. Ad esempio, sull’Appennino modenese, nella località di Fellicarolo, possiamo osservare due sue installazioni di Land Art, che si fondono con il paesaggio. Una di queste è Piccolo edificio per scendere in profondità, una struttura a ipogeo che scavata all’interno del terreno.

È interessante osservarla perché ci da la possibilità di capire come Marcello Tedesco si relazioni all’idea di architettura. Non sviluppa mai questo genere di opere in verticale, per evitare di richiamare concetti come potere, arroganza e gerarchia. Dopo un viaggio a Lanzarote ha compreso la bellezza di un’architettura orizzontale, inclusiva e armonicamente integrata nel paesaggio. Parliamo quindi di un’idea di edificio che non ci guarda dall’alto verso il basso ma con cui possiamo relazionarci, tanto da poterci camminare o sederci sopra.

Marcello Tedesco - Piccolo edificio per scendere in profondità - Foto di Marcello Tedesco

Marcello Tedesco, “Piccolo edificio per scendere in profondità”, 2023, Fellicarolo. Courtesy l’artista.

 

Dato il suo profondo rapporto con l’ambiente naturale, quando Luisa Bravo gli ha chiesto di inserire un’opera nel contesto urbano per Museo Spazio Pubblico, l’artista non ha potuto fare a meno di portare la natura in città. Per far in modo che i fenomeni naturali potessero manifestarsi, ha scelto di installare un elemento particolare, ormai protagonista di sue varie opere: la pietra di salgemma.

Durante il nostro incontro Marcello Tedesco mi ha raccontato con entusiasmo di quando trovò per la prima volta questo minerale. Si tratta di un sale di cava che incontrò in Trentino nel 2013, rimanendo sorpreso dalla sua forma eccentrica. Ben presto scoprì che aveva assunto quelle determinate fattezze poiché veniva leccato da alcuni animali. Iniziò quindi a procurarsi alcuni pezzi di salgemma e osservare come venivano lavorati diversamente dalle lingue delle mucche, anziché dei cavalli selvatici della zona. Furono dunque gli animali a modellare e corrodere con la loro saliva le forme di quelle opere: il ruolo dell’artista fu quello di sottrarre la pietra nel momento che la forma era divenuta soddisfacente. Un ready made naturalistico.

Marcello Tedesco - La-lingua-che-scolpisce,-2013,-salgemma - Courtesy l'artista.

Marcello Tedesco, “La lingua che scolpisce”, 2013, salgemma. Courtesy l’artista. 

 

Questo minerale affascinante torna oggi nel parco dinanzi a Museo Spazio Pubblico. L’artista ha utilizzato questa pietra per l’installazione intitolata Il giardino delle idee cristallizzate.  Ha posto su dei tondini di ferro dei blocchi di salgemma rosa, provenienti dal Pakistan, e bianchi, provenienti dall’Austria, che rappresentano le polarità di oriente e occidente. Alcuni blocchi sembrano scontrarsi e alludono a un conflitto antico, dal sapore ancestrale.

Ciò che però è più interessante è che queste idee cristallizzate, in conflitto tra loro, si stanno sciogliendo: a causa dell’umidità la salgemma si sta ridimensionando e, tra pochi giorni, inizierà a perdere gocce d’acqua, come se piangesse. Marcello Tedesco ci svela che il momento più magico sarà quando tutte le pietre inizieranno a gocciolare contemporaneamente, fino a scomparire.

 

Davanti a questi blocchi di salgemma il tempo sembra fermarsi.

Ho chiesto a Marcello come mai, nella modernità liquida[1] in cui ci troviamo, lui vedesse le idee come qualcosa di così saldo e impietrito, invece che fluttuante e instabile. La sua risposta è stata che, dal suo punto di vista, in quest’epoca i pensieri sono molto pesanti, inflessibili, perché sono pensieri materialistici. È questa materialità che ci blocca.

Nelle sue opere non ci sono leggi del profitto e del materialismo: ce ne sono altre, quelle naturali. Ci sono forze che lentamente corrodono, sciolgono e trasformano. Il tempo è un agente scultoreo, che scolpisce anche noi, senza che ce ne rendiamo conto. Queste sculture ci aiutano a mettere in luce un processo che ci coinvolge, ci spronano a sintonizzarci con un universo in metamorfosi. Osservare le forze della natura al lavoro, ci aiuta a introiettare il cambiamento dentro di noi.

Marcello Tedesco, Il giardino delle idee cristallizzate_dettaglio, 2024, salgemme rosa e grigie, tondino di ferro - Courtesy l'artista

Marcello Tedesco, “Il giardino delle idee cristallizzate”, 2024. Courtesy l’artista.  

Marcello Tedesco, Il giardino delle idee cristallizzate_2, 2024, salgemme rosa e grigie, tondino di ferro. Courtesy l'artista

Marcello Tedesco, “Il giardino delle idee cristallizzate”, 2024. Courtesy l’artista. 

 

 

Sito web di Marcello Tedesco: http://www.marcellotedesco.it/ 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Da Cesare Zavattini, scenografo, giornalista, scrittore e teorico del Neorealismo italiano.

[2] “Modernità liquida” è il titolo di un saggio e una definizione del filosofo Zygmunt Bauman.

 

 


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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