DECODE 

COLLATERALI

COLLATERALI

LE 6 OPERE PREMIATE

Riconoscimenti della biennale 2019

Chiara Righi10 Settembre 2019

Generalmente, il Leone d’oro e i premi della biennale di Venezia suscitano sempre qualche perplessità.  Questa volta invece, i riconoscimenti ufficiali hanno messo d’accordo tutti.

La giuria della biennale 2019, composta da Stephanie Rosenthal, Defne Ayas, Cristiana Collu, Sunjung Kim e Hamza Walker, ha deciso di attribuire così i premi ufficiali.

May You Live In Interesting Times BIENNALE ARTE 2019 VENEZIA

Dettaglio di “Can’t halp myself”, il robot di Sun Yuan e Peng Yu che, nonostante non abbia ricevuto nessuna menzione, è diventata l’opera simbolica più rappresentativa della biennale 2019. Foto di geigerwe.

 

Leone d’oro per la partecipazione nazionale

IL PADIGLIONE LITUANIA vince il Leone d’oro con la performance Sun & Sea (Marina), ideata da Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite e curata da Lucia Pietroiusti.

Sun & Sea (Marina)

Foto di angelo greco

Si tratta di una performance teatrale che ricrea una spiaggia affollata all’interno di un capannone industriale. Inizialmente ogni personaggio canta le sue preoccupazioni individuali (riprendendo i canti tradizionali lituani). Progressivamente il loro canto si unisce in un coro universale che riflette le paure angoscianti relative alle sorti del pianeta, ai cataclismi e ai problemi ambientali.

 

Menzione speciale per la partecipazione nazionale

Il PADIGLIONE DEL BELGIO si aggiudica la menzione speciale per l’installazione Mondo Cane, realizzata dagli artisti Jos de Gruyter & Harald Thys e curata da Anne-Claire Schmitz.

Paglione Belgio - Mondo cane

Entrando nel padiglione si ha l’impressione di entrare in un museo del folklore. È pieno di pupazzi animati che interpretano un ruolo (il pazzo, il musicista, il pizzaiolo, ecc..). Ognuno di loro svolge un mestiere tradizionale europeo, come l’arrotino, la sarta o il poeta. Svolgono il loro lavoro meccanicamente non appena tocca il loro turno. Sono metafore di una società ripiegata su se stessa, incapace di evolversi e modificarsi, che tenta di usare la tradizione come corazza difensiva.

Alludono a un paese legato al proprio passato tanto da non potersene più disfare. I suoi cittadini sono la caricatura immobile di chi si rifiuta di evolvere e rimane imprigionato nel ruolo claustrofobico di fantoccio.

 

 

Leone d’oro come miglior partecipante

Lo statunitense ARTHUR JAFA vince il Leone d’oro come artista partecipante per il suo film “The White Album”.

Arthur Jafa

Jafa è un artista afroamericano che da sempre realizza lavori che analizzano le criticità razziali subite dal suo popolo. Grazie a lui, anche i video di youtube sono approdati alla biennale. Infatti, The white album è un collage di filmati di cellulare, clip virali e frammenti di documentari. Il montaggio organizza una narrazione inquietante e ipnotica che si concentra sulle dinamiche tra razza e potere.

 

Leone d’argento

Haris Epaminonda, nata nel 1980 a Cipro, attualmente residente a Berlino, vince il Leone d’argento per le sue numerose installazioni.

May You Live In Interesting Times BIENNALE ARTE 2019 VENEZIA

Davanti alle opere di Haris Epaminonda si ha l’impressione di essersi introdotti dentro un quadro di De Chirico. Le sue composizioni di oggetti legati alla storia dell’arte trasmettono un’aria surreale e poetica di sospensione temporale.

 

 

Menzione speciale

La prima menzione per la partecipazione va a Teresa Margolles, artista messicana che si è contraddistinta per i suoi lavori dedicati alle vittime del narcotraffico.

Teresa Margolles

Teresa Margolles ha presentato due opere costituite da elementi urbani direttamente prelevati da due città messicane colpite duramente dal narcotraffico.

La prima, Muro Ciudad Juàrez, è il muro di una scuola crivellato di colpi di pistola a causa di un regolamento di conti tra membri di organizzazioni criminali, ai danni di quattro persone.

La seconda, La Búsqueda, sono dei pannelli di vetro tappezzati da manifesti con volti di donne scomparse, provenienti dalla città di Ciudad Juáre. I pannelli, immersi nel buio, vibrano sulle frequenze di un rumore che ricorda il passaggio di un treno, evocando l’idea di una città fantasma e di un lutto collettivo.  

 

 

Menzione speciale

La seconda menzione speciale va a Otobong Nkanga, artista di origine nigeriana che vive e lavora ad Anversa.

Otobong Nkanga - Veins Aligned

La sua opera più d’impatto, Veins Aligned, è stata esposta all’arsenale. Si tratta di una scultura in marmo e vetro colorato lunga 26 metri che contiene un’idea paesaggistica: ricorda in particolare lo scorrere di un fiume. Il colore del fiume cambia alludendo all’inquinamento e allo sfruttamento coloniale della terra.

 

 

Leone d’oro alla carriera

Infine Jimmie Durham, artista americano che vive e lavora in Europa, ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera.

Jimmie Durham

 

Con la serie scultorea esposta all’arsenale, l’artista rappresenta i mammiferi più grandi d’Europa, molti dei quali in via d’estinzione. Durham vuole ricordare gli esseri non-umani con cui condivide il continente in cui ha abitato per oltre vent’anni. Li costruisce con una combinazione di oggetti di scarto: il materiale di “rifiuto” coincide con l’essenza dei grandi mammiferi minacciati dall’uomo e dai cambiamenti climatici.

 

 


due note sull'autore di questo articolo / intanto commenta e seguici sui social ...

Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
  • OSSERVATORIO DECODE

    Recenti

    Collettivo Wu Ming

    Decoder

    Anno di pubblicazione / 1989

    Autore /

    Archiviato in (subcat)