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CLAUDIANO.JPEG TRA IRONIA E SENSI DI COLPA

Intervista all'artista

Chiara Righi7 Marzo 2025

Claudiano.jpeg è un artista e street artist che lavora principalmente con la tecnica del collage, scomponendo e ricomponedo le immagini. Da anni invade le strade con un esercito di piccole creature in carta, che lui stesso chiama “lillipuziani”.

Il giorno che abbiamo deciso di andare a conoscerlo, Catalina T. Salvi, Ilaria Iannolo ed io pensavamo di entrare in una casa, invece ci siamo trovate catapultate sul set di un mondo surreale, ironico e poetico. Tra quelle mura è emersa una bellissima conversazione.

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Scorcio dello studio di Claudiano.jpeg. Foto di Ilaria Iannolo. 

 

 

Un toscano a Bologna: come mai hai scelto questa città d’adozione?

 

Perché è l’unica città in cui, per adesso, mi sento me stesso. Qui sento di poter tenere in piedi tutte le mie passioni, come quella artistica ma banalmente anche quella delle bici (perché le bici a me fanno impazzire!).

 

 

 

 

In strada utilizzi sempre un formato molto piccolo, tanto che tu stesso chiami i tuoi personaggi “lillipuziani”. Utilizzando immagini così piccine s’instaura una comunicazione di tipo intimo, poetico e delicato. Come mai hai scelto questo formato? Ti serve a veicolare qualche messaggio?

 

Riflettendoci credo sia una scelta derivata da una cosa che ha detto Banksy: “I topi sono piccoli e insignificanti, ma fanno succedere dei casini enormi”. L’idea che qualcosa di molto piccolo, che non vale niente, potesse far succedere qualcosa di molto grande mi è sembrata filosoficamente potente.

Mi piace l’idea di utilizzare la carta, quindi un materiale fragile che costa pochissimo, in formato piccolo per far succedere grandi cose.

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Opera di Claudiano.jpeg in cui Pavarotti canta in una bottiglia. Foto di Ilaria Iannolo.  

 

 

I tuoi lavori hanno la caratteristica di rompere le gerarchie: ad esempio, i personaggi di potere si ritrovano in situazioni comuni o nelle vesti di poveracci. Ci racconti questo rovesciamento dei ruoli che avviene nelle tue immagini?

 

Io sogno un mondo dove non c’è divismo, un luogo più collettivo e meno individualista. Quindi togliere potere a chi ne ha troppo e darne a chi non ne ha, è un modo per livellare tutto. Sogno un mondo livellato, ecco.

 

 

 

 

Spesso associ delle frasi alle immagini. A volte usi il sarcasmo per suggerire tragiche verità, altre l’ironia per sdrammatizzare degli eventi molto pesanti, alter ancora frasi più poetiche. Come scegli il tipo di linguaggio da utilizzare?

L’ironia è un po’ il mio modo di esprimermi: io per mia attitudine rido sempre di tutto e su tutto, anche sulle cose brutte. È sempre stato il mio modo di superare le situazioni difficili. Nel mio lavoro mi piace portare messaggi profondi ma anche leggerezza, alternare le proposte, perché questa è la mia personalità.

Se ci pensi, da questo punto di vista i social tendono un po’ a essere molto polarizzati: il tono di voce che usi diventa quasi personal branding. Il fatto che su Instagram anche un artista sia un Content Creator è una cosa orribile. Ciò ti porta necessariamente a rivolgerti a un audience specifica, involontariamente finisci per auto-targettizzarti e quindi per limitare la tua sfera d’azione, fino a censurare le idee che non possono avere risonanza online. Quindi perdi di naturalezza. Io vedo tante persone di rilevanza mediatica che hanno sempre un’impostazione seria e aggressiva, oppure estremamente gentile, che diventa quasi posturale. Però questa non può essere la loro personalità, è una conseguenza a cui ti portano i social.

Io non riesco ad essere una sola persona: credo di essere tante persone dentro di me, quindi me le voglio vivere tutte.

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Opera di Claudiano.jpeg che tocca il tema della terapia. 

 

 

Utilizzi la carta che è un materiale effimero. Le tue opere in strada possono essere strappate, scarabocchiate, collezionate da gente che le stacca o rovinate dal maltempo, quindi scompaiono entro breve. Qual è il tuo rapporto con l’effimero?

 

Pessimo. Adesso mi sono trovato anche un assistente che mi dà una mano per creare dei cloni dei lillipuziani che spariscono, perché così riesco un po’ a ripopolare la strada. Io ci soffro.

 

 

 

 

Oltre a creare immagini, crei anche musica. C’è una relazione tra la tua attività musicale e quella artistica?

 

È nata prima la musica del progetto di Street Art e tante frasi delle canzoni le riutilizzo nelle mie opere. Quindi sono apparse prima le frasi, poi le immagini.

In contemporanea con l’ultima canzone che ho fatto, intitolata “Terapia”, ho realizzato un’opera in strada fotografando circa una decina di persone con un cartello su cui hanno scritto cosa sarebbe successo se i loro genitori fossero andati in terapia. La canzone racconta appunto di un mondo pazzesco in cui tutti i nostri genitori sono andati in analisi: non ci sono violenze, non ci sono stupri, perché sono tutti più sani. Le persone che ho fotografato per l’installazione hanno scritto e ipotizzato come sarebbe stata la loro vita: c’è chi ha scritto “Adesso sarei una ballerina”, chi “Mi drogherei di meno” oppure “Avrei più capelli”.

È stato un bel progetto e l’installazione è uscita in contemporanea con la canzone.

 

 

 

 

Il tema del andare in terapia torna spesso nelle tue opere, come mai?

 

Sostanzialmente perché sento di aver fatto tanti errori nelle relazioni interpersonali e anche nel rapporto con i miei genitori. Per me è fondamentale andare in terapia e aver la possibilità di capire certi meccanismi.  Detto così può suonare come un discorso turbo-capitalista, ma assolutamente non lo è: si risparmia tempo e s’investe su se stessi. Nella vita abbiamo poco tempo a disposizione, secondo me la cosa migliore è viverlo nella maniera più felice e serena possibile.

Io non sono una persona che si crogiola nel suo malessere, voglio risolverlo il prima possibile. Non è la mia fonte di creatività: se sto bene ho delle idee belle, se sto male raramente. Vivo d’idee e se passo una settimana dove non ho creato niente mi sento finito. Andare in terapia mi aiuta un po’ a tenere in linea i vari aspetti della mia vita e a far funzionare il cervello meglio, quindi ad avere una vita serena per quanto possibile.

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Opera di Claudiano.jpeg. 

 

 

Nei tuoi lavori citi spesso anche i sensi di colpa, come mai?

 

Io ci convivo da sempre, nella mia famiglia i sensi di colpa sembrano alla base di tutto. Sono stato cresciuto con quest’idea che se fossi stato una persona più “normale” sarebbe stato tutto più semplice. Se avessi seguito le orme di mio padre, che mi aveva trovato un posto in officina con lui a fare le revisioni alle auto, sarebbe stato molto più facile. Sono cresciuto sentendo di non poter mai essere totalmente me stesso, perché il me stesso poteva ferire qualcun altro.

Credo sia una cosa molto italiana il senso di colpa, forse è di matrice cristiana. C’è questa sensazione di dover ricoprire un preciso ruolo, di dimostrare sempre qualcosa e comportarsi in un determinato modo, perché se esci dal seminato automaticamente deludi chi ti sta intorno. Bisogna castrare le proprie idee per far felice qualcun altro.

 

 

 

 

E le “ansie generazionali” che citi spesso nelle tue opere, sono una conseguenza di questa situazione?

 

Sì, riguardano soprattutto l’ossessione per il futuro.

Personalmente, solo dopo i trent’anni ho iniziato a sentirmi un po’ più in pace, più riappacificato con me stesso. Non lo voglio dire a voce alta, però adesso mi sento quasi sereno. Perché ho realizzato quello che volevo fare da piccolo, quando a 8/9 anni dicevo a mia mamma che volevo fare l’artista e lei mi rispondeva che i pittori sono famosi da morti. A casa mia sono sempre stato preso come un presuntuoso che doveva regolare il suo ego.

Poi chiaramente ho ancora tante sfide e non mi sento totalmente realizzato come artista e come persona, però sento che un tassello importante l’ho raggiunto.

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Quaderno d’illustrazioni di Claudiano.jpeg. Foto di Ilaria Iannolo. 

 

 

Hai un approccio multidisciplinare e ti occupi di tantissimi campi: ci racconti le tue attività come fotografo e illustratore?

 

Lavorando con il collage, cerco soggetti e li fotografo. Mi piace tantissimo fotografare le persone, qualsiasi persona. Chiaramente ho dei soggetti che preferisco un po’, come le Drag Queen o quelli che mi ricordano il posto da cui vengo e la mia famiglia.  In generale però mi piace spaziare, sono molto curioso.

A livello d’illustrazione, le parole e le immagini sono sempre molto legate. Penso molto attraverso alle immagini, quindi parte quasi sempre tutto dalla figura.

 

 

 

Qual è un tuo lavoro che ti è particolarmente caro?

 

Il teletubbies che ho fatto a Firenze e Se i nostri genitori fossero andati in terapia.

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Opera con teletubbies di Claudiano.jpeg. 

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Quadro di Claudiano.jpeg a tema Drag Queen. Foto di Ilaria Iannolo.

 

 

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Opera di Claudiano.jpeg esposta alla mostra “Il bambino interiore”, Ex Centrale Re-Use Whit Love ODV, Art City 2025. Foto di Ilaria Iannolo. 

 

 

 

 

Ringraziamo Claudiano per la gentilezza, la simpatia e le preziose riflessioni che ha voluto condividere con noi.

Vi ricordiamo di seguirlo sulla sua pagina Instagram.

 

 

 

 

 

 

Se vuoi conoscere le testimonianze di altri street artists italiani interessanti, potrebbero piacerti anche le interviste ad About Ponny, a Run, a Loste, a Emeid e a Nicola Alessandrini.

Se invece vuoi conoscere la ricerca artistica di alcuni street artists italiani, vai agli articoli “I mostri di Ericailcane siamo noi e “Nel terzo occhio di Bibbito.

Per rimanere aggiornato sui progetti più interessanti legati all’arte urbana bolognese, ti consiglio di leggere “Rusco Zine: dalla parte degli street artists.

 


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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