Illustre Feccia è uno street artist davvero punk. Le sue azioni nello spazio urbano non hanno nulla a che fare con l’arte decorativa né con le estetiche funzionali alla gentrificazione: sono interventi scomodi, apertamente anticapitalisti, che spesso denunciano violenze e abusi prodotti da interessi economici e politici.
Per me e Catalina T. Salvi è stato un onore raccogliere le sue parole e dare spazio a uno street artist che, ancora oggi, sceglie di prendere posizione e di restare radicale.
Illustre Feccia, “No Title n.4”, Subvertising, Recollage su poster presi in prestito dalla strada di pubblicità del Sansbury e della telefonia O2, Londra-Deptford, Novembre 2024. Foto di Sagace Bischero.
Come ti sei avvicinato all’arte urbana?
Nel 2009, uscendo assieme a ERO e altri vandali antagonisti. Frequentando l’occupazione di Hogre a Peckam, a sud-est di Londra nel 2016. Prima ancora, nel 2006/2007, unendomi in azioni pseudo artistiche/politiche con antagonisti, anarchici, artisti e ribelli che consistevano nell’inseguire ronde della Lega, attacchinare volantini politici (illustrati da me), nel spruzzare stencil o appendere striscioni durante le manifestazioni.
Qual è il tuo rapporto con i centri sociali e le controculture underground?
Il mio rapporto con i centri sociali è sempre più distante, sono invece vicino alle occupazioni anarchiche e ai piccoli progetti di occupazione di quartieri. Ho vissuto in occupazioni di squatters o apolitici, bevitori di birre, fumatori e bohemiens. Ho partecipato a tanti progetti d.i.y. di auto-produzioni serigrafiche, linografiche underground in Europa.
Le tue esperienze di autogestione e vita comunitaria come squatter sembrano aver influenzato molto il tuo lavoro in strada e la tua attività artistica, è così?
Sì assolutamente, occupare per me significa vivere l’armonia, il caos… trasognare l’utopia e la libertà. Gli spazi occupati possono avere un potenziale altamente sovversivo, ci possono liberare dalla schiavitù del lavoro, ci possono far riprendere la nostra vita in mano.
Nel mio mondo la ‘bellezza’ va di pari passo con il concetto di ‘liberazione’, di ‘sovversione’. Le parole autogestione, punk, individualismo (realizzazione di sé), libertà, insurrezione, anarchia, libertinismo, collettivismo hanno per me una forte valenza estetica.
La tua operazione sui muri nasce dalle tue pratiche di militanza politica o ha a che fare con una ricerca espressiva interiore o altri aspetti della tua vita?
Io non sono mai stato un vero militante, per me più che la politica ma la contro-cultura D.I.Y., la filosofia anarchista, nichilista e libertaria, la contro-storia e diverse tematiche liberatrici, hanno ragione di esser delle vere e proprie ‘opere’. È un po’ il lavoro che faceva Vincent Van Gogh, consiste nel valorizzare ciò che la società e lo Stato (la normalità) respinge, disumanizza, disprezza, emargina: come l’immigrazione, la transizione, la prostituzione, la dipendenza da droga e alcool.
Questo processo comporta comunque il rovesciamento della narrativa dominante. L’arte può avere un forte valore di cura, di esorcismo, un processo magico che valorizza e innalza il mondo degli emarginati.
In poesia Rimbaud si professava alchimista, un artista come alchimista sociale: trasformare i metalli comuni in oro, prostitute in principesse e alcolizzati in principi, ribaltando completamente l’ordine della morale comune.
Enzo Iannacci scriveva in ‘Via del campo’ e Fabrizio De Andrè cantava: ‘Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori’.
Illustre Feccia, “Deprediamo l’impossibile”, Subvertising, Vergaio, Aprile 2025. Foto di Benedict Munz.
Secondo te è importante mantenere viva l’illegalità nella scena della street art?
Sì, è molto importante. I graffiti selvaggi fanno abbassare gli affitti, quelli trendy e commissionati li fanno alzare! In caso poi uno diventa famoso anche quelli illegali fanno alzare gli affitti, come è successo a Bologna con i graffiti di Blu.
La gentrificazione e la turistificazione richiedono un’arte spensierata, sottomessa, trendy, colorata e paracula. Viva la spontaneità dei gesti, nella felicità illegale, nell’infinto piacere dell’adrenalina.
W il vandalismo creativo!
Ti caratterizza l’uso del Subvertising: ci parli di questa pratica e di come ti piace utilizzarla?
Il subvertising è la mia poetica di vita.
Il mondo è pieno di spettacolo, di cliché e di costrutti che ci lasciano intrappolati nella ‘narrativa di sopraffazione’, nel dominio delle classi dirigenti e dei mercati. Sta a noi il compito di sradicarli dall’immaginario!
Il subvertising si basa su capovolgere una narrativa ufficiale, mantenendo la stessa apparenza segnica dell’immagine precedente; il segno si distrugge e se ne crea una parodia del brand o del simbolo. È la nostra personale narrativa, il nostro giudizio dei fatti, per disegnare la nostra versione!
Il subvertising può esser usato come processo satirico, artistico o attivismo. Nasce dal basso, è una contraffazione, uno sbeffeggiare, masturbare l’intero mondo percettivo. Chi non ha mai acquistato delle mutande falsamente griffate, o tute come FUMA invece che PUMA?
Ecco io vengo da questo mondo!
Illustre Feccia, “Cartellone in fiore”, Subvertising 2×2 metri, Decollage su 4 tipi di poster: Milka, Corredi, KIWI, Dole. Lamporecchio, Marzo 2025. Foto di Sagace Bischero.
Dal tuo punto di vista, le opere di Street Art possono favorire la gentrificazione di un quartiere?
Il poster subvertising non è un graffito: non rimane a lungo, crea poco uno sconvolgimento. Mentre tante opere murales favoriscono la gentrificazione.
Tante volte la street art permette di gentrificare il quartiere, soprattutto le commissioni imbellettate, i cuoricini, i buoni sentimenti, i gattini: fanno alzare gli affitti, i costi del bar e dei ristoranti. Mentre i graffiti selvaggi, i puppets, le bestemmie, i disegni brutti, le tag, i poster politici e le occupazioni, fanno calare i prezzi.
Cosa deve fare un artista per evitare di essere “integrato” negli ingranaggi e reso innocuo?
Tu in particolare, segui una linea etica che ti aiuta ad evitare ciò?
No, non seguo una vera linea etica. Ho degli interessi, passioni e argomenti che leggo nei libri… che pratico. Come artista parlo di ciò che succede in giro o ciò che mi piace. Vado alle feste, vado alle manifestazioni palestinesi, faccio ritratti di persone che mi piacciono, poi torno in studio e ci lavoro su.
Io prima di esser artista frequentavo molto le assemblee cittadine, i ‘dopolavoro’, dove si parlava di ciò che succedeva in Italia e in Europa, parlavo con i vecchi settantasettini… ero più sociale che creativo.
Faccio fatica a integrarmi al mondo dell’arte, capisco ciò che dice Fabrizio De andrè quando parla degli artisti, come ne parlava Novatore: purtroppo il significato d’artista impegnato sembra quello di un giullare-ribelle, ha perso quasi tutto il suo significato.
Oggi l’artista è prevalentemente un giullare di corte, integrato al sistema. Non siamo più negli anni settanta. L’art-ivismo è molto raro, è trova molto poco supporto.
Illustre Feccia, “Vestiti in frack (Domenica occupiamo)”, Stencil, Livorno – zona Pontino, Dicembre 2025. Foto di Benedict Munz.
Come scegli uno spazio (muro o altro) in cui collocare una tua opera?
Dipende da cosa voglio installare, quale poster o soggetto intendo. Tanti lavori sono multipli e li abbandono un po’ dove capita, alcune volte preferisco nasconderli che metterli in bella vista. Mentre per le campagne di subvertising seguo la guida della cartellonistica che è un po’ ovunque, dal centro alla provincia.
Qual è il tuo rapporto con l’illustrazione e la stampa D.I.Y.?
L’illustrazione è la base da cui parto, l’ho studiata all’università.
La stampa D.I.Y. è il processo di lavoro sull’immagine che ha maturato il mio stile odierno. La stampa D.I.Y. l’ho imparata sulla barca Minesweeper a Londra, mi piace particolarmente l’incisione su compensato e su linoelum.
Quali sono, tra i tuoi lavori, i più significativi?
Anche a Bologna hai portato molte opere, quali ritieni più importanti?
Sono molto orgoglioso dei poster che ho messo su in giro per l’Italia sull’Eni nel 2019 e la campagna anticlericale a Napoli per il festival della blasfemia, nel 2021. Purtroppo si possono veder solo online, perché i poster vengono sostituiti.
A Bologna son molto contento della campagna Geno-Cide, Fetta a Blatte e Massoni. Rusco mi è stato molto di aiuto, ha curato tanti aspetti delle azioni. Poi sono contento degli stencil che ho fatto in giro, in zona Aldrovandi: ne ho dipinti due enormi.
Ringraziamo Illustre Feccia per aver condiviso con noi la sua ricerca e la sua attitudine!
Vi invitiamo a seguirlo sul suo sito web e sulla sua pagina Instagram
Illustre Feccia lavora spesso con Rusco, per conoscere questo progetto vai all’articolo: Rusco Zine-dalla parte degli Street Artist.
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Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.





