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LE PROSPETTIVE INSTABILI DI SO FAR SO GOOD

Intervista all'artista

Chiara Righi10 Marzo 2026

So Far So Good è il nome d’arte di un disegnatore emergente della provincia di Modena.

Ex musicista dei Warpath, si è allontanato della musica per dedicarsi al linguaggio del disegno. Si continua però a intravvedere nel suo lavoro una vena punk, in cui una natura caotica e selvaggia prende il sopravvento su città tetre. Nei suoi lavori, è in corso una lotta tra grigiore e colori accesi.  

Sistemata abisso

So Far So Good, dettaglio dell’opera “Abisso”. 

 

 

Come ti sei avvicinato all’arte? Quando hai capito che il disegno stava diventando una parte importante della tua vita?

 

Fin da piccolo ho sempre disegnato. È diventato importante durante l’adolescenza, perché ho capito che poteva diventare un importante forma di comunicazione e anche di “terapia”.

Ho avuto anche un momento in cui ho smesso di disegnare, poi dal 2023 ho ripreso a sperimentare e ho iniziato ad esporre. Tornare a disegnare si è manifestata come una forte necessità, dopo quel periodo di stop.

A sbloccarmi furono alcune coincidenze: una commissione che mi è arrivata per la realizzazione di un Bacco, con luppolo al posto dell’uva e, successivamente, un libro sulle prospettiva che mi è arrivato in regalo, che mi ha incuriosito e spinto a migliorare la mia tecnica.

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Disegni vari di So Far SO Good, tra cui il “Bacco”.  

 

 

 

Hai sempre preso parte alla scena punk e crust, l’appartenenza a questa cultura underground influenza in qualche modo l’immaginario delle tue opere?

 

Ho suonato per anni nei Warpath, però sono uscito da questo percorso per trovare una via d’espressione più personale, che ho trovato più nel disegno che nella musica. Quel percorso è stato fantastico, un esperienza strafiga, però l’uscire da quel “linguaggio collettivo” mi ha dato la possibilità di esprimere ciò che vedevo e sentivo veramente, proprio attraverso il disegno.

Sono sempre stato affascinato dalle copertine dei CD, dalle grafiche dei vinili provenienti da quella scena: è stata una fetta di vita molto importante che mi ha dato dei riferimenti visivi.

Quindi sì, sicuramente c’è stata qualche suggestione, più che altro proveniente dalle copertine dei vinili, che sono state un’ispirazione. A quelle però si sono aggiunte altre suggestioni. Oggi guardo principalmente la natura: fiori, animali, tramonti, albe, prospettive. Poi il passato artistico, infatti nelle mie opere ci possono essere richiami all’antica Roma, alla struttura dei monumenti. Un artista che mi piace molto e sento vicino è Caravaggio, perché prendeva i soggetti dalla strada: per lui erano soggetti umani, per me sono altri, ma l’idea è simile. Cerco anch’io di riprodurre ciò che vedo con i miei mezzi.

 

Quindi possiamo dire che le miei ispirazioni principali arrivano dalle copertine dei vinili, dalla natura e dalla storia dell’arte.

 

 

 

Il disegno riesce a compensare l’abbandono della musica?

 

La musica dà un adrenalina che il disegno non dà. Sono due forme d’espressione che vanno bene insieme, due mondi paralleli che spesso s’incontrano.

A me disegnare dà molta soddisfazione, una profondità a cui non voglio rinunciare, mentre di suonare adesso non sento la necessità. Non ho bisogno di quello, in questo momento.

Sistemata squali

So Far So Good, “Senza Titolo”. 

 

 

I tuoi disegni sembrano visioni in cui si mischiano personaggi inaspettati: squali volanti, soggetti mitologici, animali selvatici, dinosauri, persone comuni. Da dove nascono queste visioni?

 

Sono come immagini oniriche. Si sta aprendo un nuovo periodo in cui sto puntando molto sulla natura primordiale. Vedo molta tristezza in giro: gente spaventata, chiusa, imbruttita. Vorrei portare del colore, e questo può arrivare proprio da quella natura. Le città sono fredde, sento che a me manca il colore.

Per quanto riguarda il processo di elaborazione delle immagini, scatto spesso foto agli insetti, alle piante, ai fiori, che poi rielaboro. Oppure a volte l’ispirazione mi è arrivata guardando film o documentari naturalistici. Ad esempio, vidi dei documentari sull’inquinamento generato dalla plastica nel oceano, causa di morte di molti animali, e questo ha dato vita a un’opera.

Le ispirazioni però possono essere tante, ho realizzato anche un tributo alle horror comedy, con personaggi tratti da pellicole come “Acción mutante”, un film che come protagonisti ha dei mutanti con handicap fisici. Altre immagini invece arrivano da suggestioni che nascono da richieste per delle commissioni.

Ci sono periodi in cui emergono certe cose. Mi sento come se vivessi dei capitoli: in ognuno di questi emergono certi tipi di immagini. A me non piace avere schemi o pensare che le cose debbano rimanere così per sempre: ci sono fasi che si aprono e si chiudono.

 

 

 

I tuoi disegni hanno la finalità di raccontare storie o trasmettere messaggi specifici?

 

Preciso che ho deciso di non mettere mai immagini religiose e politiche, perché non è l’intento della mia comunicazione.

Attualmente cerco di evocare una natura primordiale, primitiva, lontana dall’inquinamento luminoso, dallo smog, dalle luci artificiali. C’è un contrasto tra natura originaria e quello che abbiamo creato noi. Le città che propongo possono ricordare un immaginario alla Dark City, che si oppone alla natura che vorrei, piena di colore.

Voglio prendere le distanze da quel grigiore.

Sistemata colorata

So Far So Good, “Senza Titolo”. 

 

 

Parti da un’idea precisa o lasci spazio all’improvvisazione?

 

Non è sempre detto che parta da un’idea precisa, reinterpreto quello che ho visto, ho vissuto. C’è un idea onirica che evolve da sola: mettendola su carta emergono più cose.

A volte faccio uno schizzo veloce di quello che vedo, poi lo arricchisco con quello che ho in mente, lo trasformo.

 

 

 

Trovo molto interessante la gestione dello spazio nei tuoi lavori. Sono caratterizzati da una prospettiva enfatizzata, che dà un forte senso del movimento. Se nel Rinascimento la prospettiva è stata inventata come strumento per rappresentare una visione ordinata, misurabile e razionale della realtà, nelle tue opere è così marcata da dare un senso di vertigine.

Lo spazio sembra deformarsi per dare forma alla visione di un mondo instabile. Che tipo di sensazione ti interessa trasmettere con queste ambientazioni?

  

Trasmette l’instabilità che stiamo vivendo. Riflette una sensazione che arriva dall’attualità, da quello che percepisco nella mia quotidianità, dalle esperienze passate e presenti.

A me piacciono molto i disegni geometrici e la spazialità è legata molto alle sperimentazioni che sto facendo. Ho iniziato a mettere più punti di fuga e più punti di luce: le immagini diventano caotiche ma contemporaneamente ordinate dalle regole della geometria.

 A volte si parla di illusioni ottiche: in un disegno ho fatto uno sbaglio che ha creato un’illusione ottica e da quel momento ho iniziato a servirmi anche di queste.

Nelle mie sperimentazioni si vede un’evoluzione: i miei primi disegni erano più piatti, gli ultimi iniziano ad avere più linee d’orizzonte, più punti di fuga, più profondità e ho provato ad utilizzare anche la costruzione della spirale aurea, che è una composizione armonica perfetta.

Screenshot 2026-03-10 120715

So Far So Good, “Senza Titolo”. 

 

 

Quali tecniche e materiali preferisci utilizzare e perché?

 

La matita è quella che mi rappresenta di più: mi piacciono i chiari-scuri, il contrasto tra le ombre che riescono a creare.

 

 

 

Ti piace sperimentare nuove tecniche o restare fedele a quelle che conosci meglio?

 

Se mi si presenta l’occasione mi piace sperimentare tecniche differenti. In futuro mi piacerebbe cimentarmi con i colori ad olio, che non ho ancora provato.

A volte sperimento tecniche inaspettate, tecniche miste, mischiando anche graffite e colori ad alcool che generano chiaroscuri pazzeschi.

 

 

 

Ci racconti un’opera per te particolarmente significativa e che credi rappresenti bene la tua ricerca artistica?

 

Non ha un titolo ma è significativa perché ripropone una natura colorata, piena di ombre e contrasti, in contrapposizione a una città manipolatoria e grigia. La città è fredda, artificiale, la natura vivace e viva. Il grigiore però rischia di assorbire, d’inghiottire tutto.

Sistemata senza titolo

So Far So Good, “Senza Titolo”. 

 

 

Nuovi progetti?  

 

Sento che si sta aprendo appunto una nuova fase di ricerca sulla natura primordiale. Voglio concentrarmi di più su esperienze vissute dal vivo invece che sulle fotografie.

Il filone tematico probabilmente sarà quello su cui sto già lavorando ora.

Sistemata dinosauri

So Far So Good, “Senza Titolo”. 

 

 

 

 

Ringraziamo So Far So Good per la chiacchierata e vi invitiamo a seguirlo sulla sua pagina Instagram.

 

 

 

 

 


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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