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DALLA STRADA, PER LA STRADA: LA BLQ RACCONTATA DA PAZO

Il Writing come scelta di vita

Chiara Righi5 Marzo 2026

La BLQ nasce dalle ceneri dalla Opus Magistri, una delle prime associazioni fondate da writer in Italia. Nata tra l’asfalto dei quartieri bolognesi, porta avanti ancora oggi un progetto culturale e sociale legato alla strada.
Oggi la BLQ è composta da Pazo, Dado, Draw, Rain, Ambo ed Elisabetta, che si occupano di realizzare graffiti e diffondere il Writing o Aerosol-Art come strumento di riscatto e autodeterminazione. In compagnia di Catalina T. Salvi, ho avuto il piacere di confrontarmi con Pazo, presidente dell’associazione, per ripercorrere la loro storia e comprendere l’attitudine che continua a guidarli.

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Pazo, presidente della BLQ, palazzina del ACER in via Tommaso Martelli (Bologna). 

 

L’associazione Block Culture – BLQ, nasce davvero dal basso.

A fondarla, ormai 12 anni fa, furono alcuni tra i writer più attivi e radicali degli anni ’90, coloro che per un intero decennio avevano occupato spazi sui muri di Bologna. La loro abitudine era quella di arrampicarsi, fuggire e muoversi nell’ombra. Dopo anni d’intensa attività decidono di uscire allo scoperto.

La loro intenzione era quella di promuovere e valorizzare i movimenti culturali legati alla strada come forme d’arte non convenzionali, continuando a fare ciò che amavano, perché l’urgenza di dipingere non si placava. Per ciò nel 2000 alcuni di loro fondarono la Opus Magistri e successivamente, la BLQ nel 2014. Si tratta con tutta probabilità delle prime associazioni fondate da writer in Italia.

Non si trattava solo di trovare un lavoro “piacevole”, ma di aprire una nuova fase: un’evoluzione tecnica e stilistica che la clandestinità, per sua natura, non permetteva fino in fondo.

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Draw, Rain, Mambo, Nero, Ambo e Dado sul muro del Parco Lunetta Gamberini. 

 

 

Abbiamo avuto modo di parlarne con Pazo, presidente dell’associazione BLQ, grazie a Dado (noto writer che fa parte dell’associazione, che ci ha ospitati nel suo studio).

Pazo ci racconta com’è passato dal disegnare esclusivamente in maniera illegale, all’idea di aprire un’associazione. Correvano gli anni 2000:
<Dal 2000 in avanti, sono aumentati i controlli, poi con l’avanzare della tecnologia sono aumentate le telecamere, sono aumentate le multe, quindi passare alla legalità è stata la cosa più spontanea da fare.> Ci racconta.
Infatti, se all’inizio degli anni ‘90 erano pochi i giovani che a Bologna si cimentavano in tag e graffiti, con la diffusione di internet lo style-writing diventa un fenomeno che attira migliaia di giovani e i segni sui muri si moltiplicano. La giunta comunale di Sergio Cofferati e la narrazione giornalistica rispondono con criminalizzazione e repressione, in un’escalation di perquisizioni che culmina nel 2011 con una delle operazioni di polizia più aggressive anti – graffiti: l’Operazione Pandora.

<Per me è stata un’ispirazione aver trovato Dado e Rusty che già utilizzavano il writing come mezzo di lavoro. Mi è piaciuta l’idea di poter dare un servizio, self-made, integrando interventi di rigenerazione, progettualità a impatto civico, ad esempio in contrasto al bullismo/cyberbullismo e sensibilizzazione su temi sociali. È un messaggio che dalla periferia è bello dare: ci si riesce ad arrangiare anche con le proprie mani, con le proprie forze, con il proprio stile.> Ci spiega Pazo.
In quel contesto, scegliere la legalità non significava addomesticarsi, ma trovare uno spazio di sopravvivenza e di crescita.

 

Ottenere autorizzazioni per dipingere, diventa l’occasione per un enorme esercizio tecnico e stilistico. Infatti, il lavoro della BLQ ha contribuito a rendere Bologna un riferimento nazionale, anche grazie alla continuità delle iniziative realizzate in collaborazione con enti pubblici, quartieri e partner privati.

La legalità permette ai writer di sperimentare, correggere e perfezionare i disegni. Inoltre possono misurarsi con pareti molto grandi e lavorare a più mani. Lo studio e l’evoluzione delle lettere si raffina, mentre i puppets si trasformano in gruppi figurativi sempre più articolati.

SOTTOPASSO VIA HENGHEL GUALDI

 BLQ, Sottopasso di via Henghel Gualdi, Bologna.

 

La BLQ cresce all’OZ

La BLQ ha sempre cercato di relazionarsi con altre realtà. Inizialmente ci aveva provato ritrovandosi alla casa di Quartiere Graff (San Donato), luogo d’incontro di diverse associazioni, ma l’esperienza che spalancò i loro orizzonti arrivò nel 2015, quando vennero invitati a trasferire la loro sede all’OZ.

Si trattava di un luogo incredibile, una realtà unica in Italia. Quando vi entrano per la prima volta, non potevano credere ai loro occhi: c’era chi si arrampicava sulle pareti, chi sfreccia sugli skateboard, chi filmava, chi camminava in aria su una corda tesa e chi ruotava a terra facendo breakdance. Era il più grande urban park indoor che l’Italia intera abbia mai avuto e, con i suoi quasi 12.000 mq di spazio, fra i più importanti d’Europa.

 

Nato nel 2012 in un capannone abbandonato e lasciato nel degrado (ex Samputensili), l’OZ è stato sistemato da un’insieme di associazioni in cerca di spazio. Prima Senza Filtro poi Capitanato prima da Senza Filtro, poi dall’ASD Eden, ospitava diversi gruppi sportivi, culturali e attività circensi in comodato d’uso. Ed era destinato ad espandersi, come ci racconta Pazo:
<All’Oz c’era il Centro Parkour EDEN, si faceva cinema, teatro, tessuti aerei, arti circensi, arrampicata, c’erano anche la pista per i droni e noi che facevamo Writing dipingevamo. All’interno c’era il bar e un grande skate park, dove si faceva anche bmx su rampa. Poi è arrivato il Museo del Flipper TILT con la Lega Nerd, dove prendevi i gettoni e giocavi gratis ai flipper (Pinball) degli anni ‘60/‘70. Sembrava di essere a Berlino, era veramente un posto europeo.>

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Interno dell’OZ, con pareti dipinte dalla BLQ.

 

Tra quelle mura la BLQ porta il colore: dipinge le pareti, realizza la segnaletica interna e una grande insegna esterna con materiali di recupero. Cerca subito di rendersi utile e collaborare con le altre realtà che lo popolavano. Costruisce relazioni con finalità artistiche, culturali, sociali ed educative, promuovendo e valorizzando i movimenti culturali legati alla strada.

I writer fondano il loro laboratorio, in cui alcuni si mettono anche a scolpire. Perché all’Oz c’era lo spazio per fare, organizzare, collaborare e immaginare. Lì, i ragazzi della BLQ iniziano un’intensa attività progettuale: organizzazione di workshop sul writing, laboratori per le scuole, eventi, mostre, una convention con tanti ospiti da New York City, Messico e Svezia.

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Dado della BLQ, sulle mura esterne dell’OZ. 

 

<All’OZ avevamo i nostri spazi più questa sala dove potevamo fare le feste di autofinanziamento: fare musica, corsi, mostre. Ci autofinanziavamo anche così. Abbiamo chiamato addirittura degli americani, degli svedesi, Etnik, Made, è passato Peeta, Joys e tanta altra gente. E quindi lì ci siamo sentiti come se avessimo una casa e interagivamo con altre associazioni.> Racconta Pazo.
In quel luogo incredibile, per la BLQ gli orizzonti si ampliano: non si tratta più solo di dipingere pareti su commissione, ma di organizzare un’attività rivolta alla cittadinanza, che promuove il writing come forma culturale, uno strumento di emancipazione e condivisione.

 

Il sogno dura fino al 2018. Nonostante la resistenza delle associazioni e della cittadinanza, Unipol decide di comprare a un’asta giudiziaria lo stabile: l’OZ chiude e resta tutt’oggi un capannone vuoto.

Quello spazio che era diventato “casa” per tanti artisti, sportivi e cittadini, che ha generato l’incontro tra mondi così differenti, cade nel silenzio. E la BLQ non ha più una sede.

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Etnik, invitato dalla BLQ, sulle mura dell’OZ.

 

Fedeli alla strada

L’esperienza all’OZ lascia una consapevolezza precisa: la missione della BLQ non è solo dipingere, ma diffondere una cultura. Continua l’organizzazione di laboratori ed eventi, spesso rivolti ai più giovani o in collaborazione con le scuole.
La convinzione che il writing sia una forma di emancipazione per le fasce più fragili della società, emerge chiaramente nelle parole di Pazo e nella direzione che la BLQ ha intrapreso. Infatti, ci racconta dell’intenso rapporto che hanno con i quartieri periferici e le zone più complesse della città. L’associazione ha voluto instaurare un saldo legame con l’ACER, l’ente che gestisce le case popolari: luoghi spesso segnati da un’estetica decadente.
Essere condannati a vivere in un luogo dall’aspetto degradato e asettico, sembra la punizione per chi non possiede sufficienti risorse economiche. Al contrario, la BLQ si impegna nel rendere i palazzi popolari più attraenti, meno anonimi e fatiscenti, pensando proprio alla percezione di chi li vive.

Operando in questi luoghi, la BLQ sa bene che non si presta nemmeno alle speculazioni economiche legate ai processi di gentrificazione. Abbellire i muri delle case popolari non porterà all’aumento degli affitti di quegli alloggi, quindi non causerà nessun effetto collaterale agli abitanti.

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Mambo e Pazo, palazzo Acer in via San Donato, Bologna. 

 

 

Pazo sottolinea un altro aspetto importante dell’agire nei quartieri popolari. È quello di dare un segnale ai giovani che abitano lì, attraverso l’esempio: vivere delle proprie passioni non è un privilegio di chi nasce in una famiglia agiata. I writer della BLQ ne sono la prova vivente.
Entrare in dialogo con chi quei luoghi li vive è centrale, spiega Pazo:
<Cerchiamo di avere il rapporto con l’ambiente, con la gente che frequenta quei luoghi. Qualche volta capita che riusciamo a coinvolgere proprio gli abitanti. Siamo molto aperti al pubblico.>

Un dialogo, il loro, che passa attraverso le parole, l’esempio e la collaborazione tra artisti. Infatti, la BLQ continua a portare sulle pareti bolognesi molti autori di spessore e, spesso, noti writer internazionali. È così che le zone considerate marginali della città, iniziano ad apparire interessanti: un luogo dove incontrare i grandi nomi dell’arte urbana, scambiare idee, chiedere consigli, scoprire una nuova passione.
Perché a volte basta una bomboletta spray per cambiare la superficie di un muro. E, con un po’ più di tempo, la traiettoria di una vita.

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Vesod, invitato dalla BLQ, palazzo dell’ACER in via Tommaso Martinelli, Bologna. 

 

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Draw della BLQ, Palazzo dell’ACER di via Antonio Giuriolo, Bologna. 

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Pazo, presidente della BLQ, palazzo dell’ACER in via N. Macchiavelli, zona San Donato, Bologna. 

 

Ringraziamo Pazo per la bella chiacchierata e per il tempo che ci ha dedicato.

 

Vi invitiamo a seguire la BLQ sul sito, su Intagram e Facebook.

 

 

 

Tutte le foto presenti in questo articolo provengono dal sito BLQ.

 

 


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.
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