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Intervista ai Mutoidi

Chiara Righi13 luglio 2018

1990, Berlino

Da Decoder n. 5, intervista a cura della Berliner Posse alla Mutoid Waste Company

 

 

 

Come si è formata la M.W.C.?

 

Veniamo più o meno tutti dalla scena punk londinese. Abbiamo incominciato a fare teatro di strada, e delle sculture utilizzando materiale di recupero. Dopodiché ci siamo organizzati con altre persone e abbiamo formato la M.W.C.

 

 

Le persone che fanno parte del gruppo sono tutt’ora le stesse?

 

Praticamente no! Nel giro di 5 anni hanno lavorato con noi circa 60 persone. Attualmente siamo in 18 e pensiamo che questo sia il numero ideale per poter lavorare e andarsene in giro. Continuamente si aggregano persone a noi. Anche qui a Berlino abbiamo conosciuto qualcuno, che molto probabilmente continuerà il tour con noi.

 

 

Che cosa fate quando non siete in tour? Dove vivete?

 

Noi siamo praticamente sempre in tour. In Inghilterra non viviamo in nessun posto fisso. Giriamo in continuazione con la nostra carovana e ci accampiamo dove capita. Ogni tanto a Londra occupiamo edifici vuoti, che utilizziamo per i nostri shows e per viverci. Finito lo show ce ne riandiamo.

 

 

E come vi finanziate le vostre tournes?

 

Per i nostri tours non abbiamo grosse spese, a parte i costi della benzina e gli attrezzi da lavoro. Il resto ci viene tutto regalato. Riguardo le spese maggiori, cerchiamo di coprirle vendendo birra oppure organizzando parties a pagamento.

 

 

Che tipo di acquirenti sono quelli che vi comprano le sculture?

 

Differenti: clubs, compagnie cinematografiche e a volte qualcuno che deve produrre videoclips.

 

 

C’è qualcosa che vi ha particolarmente colpito qui a Berlino?

 

Quello che ci ha particolarmente sorpreso è che in altri posti bisogna pagare per avere un rottame, qui invece si paga per portare la propria macchina dal rottamaio, per cui un casino di gente ci ha regalato delle macchine, alcune delle quali erano proprio in buono stato (la revisione delle macchine qui in Germania si fa più o meno ogni due o tre anni e sono veramente intolleranti).

 

 

Che ne sarà delle sculture che avete costruito qui a Berlino?

 

Le migliori le portiamo via, alcune le abbiamo regalate ai posti dove abbiamo suonato, mentre altre sono state vendute. Il resto è rimasto al campo, ma praticamente sono già dei rottami.

 

 

Dove prosegue il vostro tour?

 

Prossimamente andremo in una piccola città di porto nei presi di Amsterdam e poi sono incluse nel programma: Parigi, Barcellona e Ibiza.

 

 

Vi sentite in qualche modo un gruppo politico?

 

Noi siamo completamente coscienti di una scelta, cioè di non essere più politici. Al di fuori di questo pensiamo che il modo in cui stiamo vivendo è una chiara espressione delle nostre scelte. È veramente così, il mondo nel quale stiamo vivendo sta andando a puttane. Distruzioni, catastrofi, etc. Noi esseri umani non possiamo cambiare più niente. Così cerchiamo, per il tempo che ancora ci rimane, di divertirci il più possibile.

 

 

E voi che direzione politica avete con il vostro giornale?

 

Qualcuno ci definisce degli anarchici. Vedi, noi invece siamo dei mutanti!!¹

 

 

 

¹ Intervista tratta da Cyberpunk – antologia di testi politici, a cura di Raf Valvola Scelsi, ed. Shake, Milano, 1996, pp. 211-216

 

 


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Chiara
Punk di formazione, da sempre si occupa di arte contemporanea e controculture.

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